lunedì 23 aprile 2012

Ayrton Senna

Come vi avevo anticipato nel 1° post, su questo blog, parleremo di molte cose.
Abbiamo iniziato parlando di montagna, con alcune impressioni successive ad una bella salita su roccia, ma oltre e prima della montagna, un’altra mia grande passione riguarda i motori e le competizioni.
In questi giorni ricorre l’anniversario della nascita e della morte di Ayrton Senna; a tal proposito oggi pubblico un articolo che scrissi qualche tempo dopo la sua morte; come leggerete più avanti, non ero un suo fan sfegatato, ma la sua morte mi colpì in modo particolare...

forse perchè ero a Imola, nella parte centrale del circuito, stavo respirando l’aria intrisa di benzina e di gomma bruciata, quando sapemmo di un brutto incidente avvenuto al Tamburello...

forse perchè non vidi la Williams numero 2 uscire di strada senza controllo se non il giorno dopo a casa...

forse perchè ci tennero con il fiato sospeso fino alle 18.40, ora in cui i medici dell’ospedale di Bologna ufficializzarono la sua morte...

forse perchè le cause dell’incidente non furono mai chiarite, nonostante diverse perizie volute da un processo durato più di 10 anni, nella migliore tradizione italiana...

dopo quasi vent’anni non so dire perchè da quel giorno cambiai la mia attenzione nei suoi confronti, dopo quel 1° Maggio comprai alcuni libri scritti da lui e su di lui, iniziai a segure le attività della sua fondazione e arrivai a scrivere le righe che seguono...

AURIGA RA 06h53m 55.43sd. 37°56'

Ayrton Senna da Silva, un nome che negli appassionati suscita ricordi di momenti indimenticabili ora legati ad una stella che brilla nella costellazione dell'Auriga e porta il suo nome.

Ayrton Senna da Silva. Brasiliano.
Nato il 21 Marzo 1960 a San Paolo, morto il 1° Maggio 1994  a Bologna.

Ayrton Senna da Silva, un nome troppo lungo per entrare nella memoria della gente comune, troppo popolare in Brasile per non essere confuso con un altro.
Da queste ragioni nel 1982, un giovane pilota come tanti emigrato in Europa per potersi confrontare con i migliori, quando non era ancora nessuno e poteva solo sperare di diventare un professionista, decise di eliminare il cognome paterno e di depositare e registrare il marchio "Ayrton Senna" nonchè "Ayrton" e "Senna" in modo che nessuno potesse un domani sfruttarli in qualsiasi campo collegato all'automobilismo.
Questo perchè era fermamente convinto che sarebbe diventato Qualcuno e fin da allora aveva programmato anche i dettagli della sua vita di campione.

Sarebbe facile parlare della vita di Senna, facendo l'elenco delle gare e dei titoli vinti, delle pole conquistate, ma sarebbe sterile, impersonale e molti di voi ricordano bene la sua carriera (di seguito il link dove potete trovare la biografia dettagliata: http://it.wikipedia.org/wiki/Ayrton_Senna ).

Vorrei qui parlarvi di Ayrton in un modo diverso, di un campione che agli inizi non mi piaceva, in quanto tutto gli riusciva facile (visto dalla TV) invece io mi identificavo con campioni come Mansell, Patrese, De Angelis, gente che per poter ottenere successo hanno dovuto lavorare tanto, e non sempre sono riusciti a creare le situazioni giuste per ottenere il massimo.
Ayrton, invece, oltre alle doti di guida, aveva carisma, dedizione, una irraggiungibile mania della perfezione e una visione strategica della vita che gli permettevano di capire in anticipo le situazioni.

Una delle cose che mi esaltava di più di Ayrton era la capacità durante le prove di uscire nel momento giusto dando la stoccata vincente a tutti gli avversari.
A tal proposito Gerard Ducarouge tecnico progettista della Lotus che lanciò Senna tra i grandi disse:
"Nel 1985, a Monza durante l'ultima sessione di prove del Gp d'Italia, Piquet, con la Brabham-BMW ci aveva staccati di parecchio, se non ricordo male direi di oltre un secondo e mezzo sul giro. Noi mancavamo di velocità di punta. Ayrton uscì per il suo giro con il primo set di gomme da qualifica, rientrò, scese dalla macchina e prese la piantina del circuito spiegandomi: adesso torno fuori e in questa curva recupero un decimo, in quest'altra due, qui uno e mezzo... Alla fine fece la somma e trovò che avrebbe migliorato, se avesse guidato così, quanto bastava per la Pole. Rimontò in macchina e ottenne il miglior tempo. Una cosa impressionante e indimenticabile perchè fu programmata."
Come non ricordare i duelli memorabili con Alesi a Phoenix nell'89, quelli con Mansell nel '92, con Prost negli anni in cui correvano entrambi per la McLaren, ma soprattutto quando Alain correva per la stratosferica Williams.


Un altro aspetto che mi impressionava di Senna era l'umiltà, a volte si prendeva delle responsabilità che non erano sue. 

A Montecarlo nell'88, a pochi giri dalla fine dopo aver dominato in lungo e in largo la gara, andò a sbattere sul guard rail esterno alla curva del Portier che immette nel tunnel. Si scusò  e disse che si era deconcentrato, tutti lo accusarono di non aver raggiunto ancora la giusta maturità come pilota, invece la telemetria dimostrò che pochi attimi prima si era rotta la seconda marcia, che lui avrebbe dovuto inserire giusto prima della curva, ci provò, ma la marcia non entrò e con solo una mano sul volante e senza marcia l'auto gli scivolò e sbattè.

Aveva una determinazione impressionante, in proposito ecco il suo racconto circa il Gp del Brasile del 1991, la sua prima vittoria in patria:
"Ebbi qualche problema con il cambio durante l'ultima parte della gara... Si ruppero 4 marce, così quando cambiavo dovevo saltare 4 rapporti e per farlo dovevo chiedere alle braccia uno sforzo immenso. A pochi giri dal termine mi rimase solo la sesta..., ma il desiderio di vincere era così forte che continuai a correre. I dolori che avvertivo, lo stress, le emozioni del pubblico in tribuna, erano tutti sentimenti fortissimi. Il dolore aumentava, ma cercavo continuamnte di riassorbirlo, quasi di dimenticarmene, solo alla fine lo lasciai andare tutto in una volta. Fu una gara densa di ricordi, di eccitazioni, una cosa che mi resterà tutta la vita. Se sei concentrato si può anche sopportare il dolore e qualche volta fatichi molto di più se vuoi vincere."

Penso che in molti si ricordino quell'episodio, in quanto subito dopo il passaggio sul traguardo il suo microfono venne collegato alla TV, e si sentii benissimo l'urlo di dolore e un "I don't believe it" carico di gioia.

Tanto era capace tanto era corretto, al proposito Alesi racconta che sfidarsi con Ayrton ruota a ruota, era bello e  lo si poteva fare in sicurezza, in quanto si era sicuri che sarebbe stato un duello duro e senza esclusione di colpi, al limite del lecito e del fattibile, ma pur sempre senza mai superarlo. Eppure, nonstante questo, ci sono state molte polemiche a seguito dei due incidenti con Prost, in Giappone nell'89 e in Brasile l'anno successivo.

A quel tempo Senna si era esposto più volte nei confronti dell'opinione pubblica sulla sua fede religiosa, una volta disse:
"Grazie a Dio ho una profondissima fede in Lui e in Gesù Cristo, la mia vita è cambiata enormemente da quando ho sentito questa fede. Credo di aver goduto di un grande privilegio, questo mi ha dato molta forza nei momenti più duri e tantissima gioia in quelli più felici, come in Giappone nell'88 (vinse il suo 1° titolo), ebbi la sensazione che Lui era lì con me ed io ero con Lui." 

Affermazioni come queste fecero il giro del mondo e qualcuno gli fece notare che nella vendetta dell'90 contro Prost di cristiano c'era ben poco, lui rispose così:
"Ognuno ha le sue qualità e i suoi difetti. La religione è una cosa comune in tutto il mondo, così come la Fede è la forza, Credere è la forza. L'importante per me è cercare di inseguire con il mio massimo impegno, naturalmente il massimo possibile per me, quello che mi sembra essere corretto, giusto. Ci sono delle volte che ci riesco e delle volte in cui non ci riesco, ma questo è il mio challenge, la mia sfida quotidiana a migliorare. Credo di aver già fatto tanti progressi in questo senso nella mia vita, ma capisco che ho ancora tanto da fare."

Riguardo al Senna uomo, si sa che era molto generoso, guadagnava molto e dava molto a istituti e persone, ma sempre in modo anonimo.
Come era solito fare anche in questo aveva pensato a tutto, e ci aveva pensato tanto, perchè quando decideva di iniziare qualcosa, quella cosa doveva riuscire perfetta, vedi la Fondazione Senna che tenta di togliere dalla strada i bambini brasiliani (ben 42000), dandogli l'opportunità di praticare sport, e andare a scuola o il fumetto Senninha. 

A proposito di gesti di altruismo, dopo la sua morte una famiglia di Bologna ha potuto raccontare che è uscita da un incubo grazie a lui. Infatti qualche anno prima, un bambino fu coinvolto in un incidente ed entrò in coma. I genitori dopo aver provato di tutto, senza più speranze, sapendo che loro figlio era un appassionato di automobilismo ed il suo idolo era Ayrton, gli scrissero una lettera. Poco tempo dopo si sarebbe svolto il Gp di San Marino e lui si presentò al capezzale del ragazzino e incise un nastro che gli fecero ascoltare. Dopo un po' il ragazzo si svegliò e Ayrton tornò a trovarlo in occasione di tutti i Gp italiani che si sono svolti da lì in avanti, e ci andò anche 3 giorni di prima del suo ultimo Gp.

Per quanto riguarda la sua morte è stato detto e scritto tanto, forse la verità non si saprà mai. Una cosa penso sia inconfutabile, Ayrton quel giorno stava benissimo, non era drogato e ragionevolmente non può aver sbagliato una curva "facile" come quella del Tamburello di Imola.
Non era certo in prova, o in piena bagarre, o dietro ad un doppiato, tutte situazioni che possono creare i presupposti per un errore, no!
Era solo davanti a tutti, con la strada sgombra davanti a sè come sempre.

Nuno Cobra, il suo preparatore atletico, per ricordare Ayrton disse:
"Di tanto in tanto Dio manda tra gli uomini, alcuni inidividui speciali, che tramite la propria vita trasmettono un messaggio agli altri. La mia speranza è che l'esempio di Ayrton si infonda nei cuori di tutti i giovani perchè essi possano realizzare i propri desideri utilizzando "armi" legittime, quelle donateci da Dio."

Vorrei chiudere con alcuni suoi passaggi:

"Penso che si debba sempre ammirare qualcuno che fa bene qualcosa, sia che lavori insieme a te o no. Se si è capaci di provare ammirazione si sarà capaci anche di imparare e migliorare. Se non si riesce a farlo solo perchè si è in competizione allora si getterà al vento la possibilità di crescere."

"Chiunque tu sia nella vita, sia che ti trovi al livello più alto o più basso, devi possedere forza, determinazione e fare qualsiasi cosa con amore e con profondo rispetto per Dio. Un giorno raggiungerai i tuoi obiettivi e avrai successo."

I NUMERI
Con i Kart diventa campione Juniores nel 1974, sudamericano nel '77 e '78, nazionale nel '78,'79,'80,'81; non ha mai vinto il titolo mondiale, ma si è piazzato 2 volte secondo ('79 e '80). Il suo talento esplode in auto, infatti nel 1981 partecipa a 20 gare nella Formula Ford 1600 inglese, ne vince 12 e arriva 5 volte 2°. L'anno successivo partecipa alla Formula Ford 2000 e vince 22 gare su 28, con 2 secondi posti e 4 ritiri, conclude quell'anno fantastico con l'esordio in Formula 3 dove fa l'ein plain con la pole, la vittoria e il giro più veloce in gara. Conclude il suo "addestramento" nelle formule minori nel 1983, con 13 vittorie su 21 gare con ben 10 ein plain!

Nell'84 arriva nella massima formula e si piazza al 9° posto finale con una modesta Toleman, ma mostrando chiaramente con chi avrebbero avuto a che fare i vari Piquet, Lauda, Mansell, Alboreto, ma soprattutto Prost, che a Montecarlo grazie all'amicizia che lo lega a Jacky Ickx, (direttore di gara), sotto il diluvio evita una figuraccia in quanto la gara viene interrotta, e quando il futuro "Professore", taglia il traguardo dell'ultimo giro valido è ancora in testa, ma virtualmente è stato sconfitto da Ayrton che un centinaio di metri dopo lo sorpassa a mani basse. Nel 1985 passa alla Lotus-Renault, dove rimarrà fino all'87, e ottiene le sue prime 2 vittorie, e 7 Pole Position, degne di ricordo la sua prima vittoria ancora sotto l'acqua all'Estoril in Portogallo e la prima delle 5 sul circuito più difficile, ma per lui più bello, di Spa in Belgio.

Nel 1986 si classifica al 4° posto, come l'anno precedente, vincendo ancora 2 gare e facendo altre 8 Pole. Nell'87 porta i motori Honda alla Lotus, vince 2 gare, con una sola Pole e capisce che è tempo di cambiare aria; così l'anno successivo si trasferisce con i motori giapponesi alla McLaren e inizia la cavalcata che lo porta al 1° titolo iridato, centrando ben 13 Pole su 16 gare, vincendo 8 volte. L'anno successivo non riesce a conquistare il titolo, ma ancora 13 Pole e 6 vittorie.
Nel '90 arriva il secondo titolo, frutto di 6 vittorie e 10 Pole.
Nel '91 fa il tris e aggiunge 7 vittorie e 8 Pole al suo palmares.
Il 1992 è un anno interlocutorio (la Honda viene superata dalla Renault), nel quale vince comunque 3 gare e fa 1 Pole. Gli ultimi acuti nel '93 con 5 vittorie e 1 Pole nonstante guidasse una McLaren-Ford che pagava un centinaio di cavalli ai migliori Renault, che avrà l'anno successivo, e che gli permetteranno di partire sempre davanti a tutti.

Il computo finale registra tre Campionati del Mondo di Formula 1, in 10 anni durante i quali ha partecipato a 161 G.P. vincendone 41, partendo 65 volte al palo e ottenendo 19 Giri più Veloci in gara.

Brizio, 24 Aprile 2012

PS tutte le foto sono tratte da internet.


1 commento:

  1. Bell' articolo grazie.

    La domenica mattina, prima del Warm-Up, a Suzuka nel 1990, Angelo Orsi, (giornalista / fotografo e amico di Ayrton), vede la pole position cambiata di lato. Si rende al box Mc Laren. Vano a vedere e si rendono alla direzione di gara, dove gli dicono che e il stronzo-balestre che a suggerito di cambiare la posizione. Quando Ayrton e messo al corrente, dice: "La Pole e mia. Usciro per primo alla prima curva, o nessuno ne uscira"
    il responsabile di questo incidente alla prima curva e lo stronzo di balestre. Comme l'anno prima che entro in direzione gara, e ordina al direttore di squalificare Senna, senza motivo.

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