martedì 6 agosto 2013

WolfsPark Werner Freund

La settimana scorsa con un gruppetto di amici sono stato a Merzig, cittadina situata nel Saarland tedesco.
Trovate tutte le info nel sito ufficiale http://www.merzig.de/ di seguito vi lascio qualche foto, così potete farvi un'idea almeno di una piccola parte della città.

Katia intenta in una macro

Iago è più interessato ai suoi soci che alle possibili macro

il parchetto cittadino

L'ingresso dell'area pedonale







Ma vi domanderete perchè siete andati lì?

Alcuni avranno già capito, dopo aver aperto l'home page del sito di Merzig, dove si nota un barbuto tedesco a stretto "colloquio" con quello che sembra un lupo.

Già perchè la piccola città a pochi km dal confine con il Lussemburgo ospita il Wolfspark creato da Werner Freund. Chi conosce il tedesco può entrare nel sito ufficiale del parco Wolfspark Werner Freund (le traduzioni nelle altre lingue sembrano non funzionare...) chi come me ha già discrete difficoltà a capire la propria lingua madre ed una seconda usata quotidianamente può visitare i siti ed i blog curati dalle due appassionate Katia (http://www.katiaverzaeducazionecinofila.it/ - Allevamento "sulleormedellupo" ) e Martina ( Allevamento Cane Lupo Cecoslovacco ) che mi hanno gentilmente invitato a far parte del branco metà umano, metà pseudo lupesco che ha visitato questo bel parco.

Katia

Afrika, Martina e Katia nel parco




























Per quanto mi riguarda, posso dire che il viaggio è andato alla grande, una bella comitiva di 4 umani e 3 CLC che si sono trovati bene insieme ridendo un sacco e accantonando per 3 giorni i problemi personali che ognuno di noi ha e osservando in silenzio quasi contemplativo i 4 branchi di lupi che si sono degnati di farsi vedere e di conseguenza fotografare.

 
Timber wolf in perlustrazione
Sono andato a Merzig con uno spirito curioso, avevo visto i lupi veri solo in foto e quando si è paventata la possibilità di andare a vederli dal vivo non mi sono lasciato pregare.
Ho specificato lupi veri perchè molti amici e anche chi mi incontra per le strade di Inarzo e Varese o su e giù per Alpi con Iago mi chiede se è un lupo perchè in effetti sia nel fisico che nel colore del mantello che nelle movenze ricorda molto un lupo anche se in realtà è più cane.

A Merzig ne ho avuto la conferma, oltre all'aspetto fisico diverso anche molti atteggiamenti, molte smorfie sono diverse, sui blog di Katia e Martina ci sono dei video che mostrano il sig Freund a contatto con i suoi lupi ed è evidente che anche loro si sono abituati un po' all'uomo o almeno a lui.

Sinceramente ero pronto ad appostamenti di ore con un super zoom gentilmente prestato da un caro amico perchè pensavo ai lupi molto diffidenti e che se ne sarebbero stati lontani dalle recinzioni ed invece 4 branchi su 5 non hanno avuto timori ad avvicinarsi ed a inscenare delle cerimonie in cui rimarcavano ruoli e posizioni sia per farle notare ai bipedi che tenevano in mano dei tubi neri che ai loro occhi potevano sembrare dei cannoni sia ai nostri cani che ai loro occhi sembravano molto più interessanti delle altre razze.


Timber wolf in attenzione


In ogni caso è stato emozionante vedere i Timber Wolf, lupi neri di origine Canadesi, che si trovano nel primo recinto subito dopo l'ingresso del parco, i loro sugardi intensi, la loro attenzione ai nostri movimenti e soprattutto ai movimenti di Iago che era molto più agitato degli altri 2 CLC, Afrika e Nyal che stavano abbastanza ben composti vicino a Martina e Davide.





Polar wolf in osservazione



I due branchi di lupi polari completamente bianchi erano quelli più numerosi e anche più agitati, per qs ci tenevamo un po distanti dalle transenne di legno, per evitare che la nostra presenza o la presenza dei notri CLC potesse in qualche modo crear loro disturbo.




Nel parco in tutto vivono 5 branchi di lupi di 4 razze o meglio provenienze diverse, il 3° branco che abbiamo potuto vedere da vicino proviene dalla Siberia.









Paradossalmente l'unico che non si è fatto vedere è stato il branco Euroasiatico, che a detta di Katia e Martina sono quelli che più si avvicinano ai nostri CLC sia come dimensione che come colori o meglio sono quelli da cui discendono i nostri CLC.
Lupi siberiani in riposo

fammi andare a controllare...


abbiamo visite.....


Osservatore dall'alto


ti vedo, ti sento, so dove sei e dove vai.....attento







Ma forse come sempre quello che vorresti non sempre lo ottieni ed io, ad essere sincero volevo proprio vedere quelli, ma forse li abbiamo disturbati troppo...





Iago osserva attento



Davide con Afrika e Nyal




Comunque è stata un'esperienza bella, organizzata alla grande da Martina e Davide e condivisa ottimamente con Katia senza dimenticare i nostri amici a 4 zampe, Afrika, Nyal ed il mitico Iago che ogni giorno scopro avere una pazienza ed un livello di sopportazione incredibilmente alto, già perchè vederlo stare in piedi per ore all'interno di un trasportino intriso dell'odore di un altro CLC maschio, senza lagnarsi, senza muoversi (salvo qualche scivolone a seguito di curve e avvallamenti stradali), senza grattare o mordere nulla è stato quasi compassionevole.


 






Martina e Katia














 
Ancora un grosso GRAZIE agli amici ccon cui ho potuto condividere questo viaggio, con l'augurio di poter ripetere insieme esperienze simili e far crescere i nostri rapporti.


Brizio Agosto, 2013

Gross Furkahorn: una vetta vera...



La vetta...come ti immagini la vetta di una montagna?

(foto by Alessandro Lucioni)


Da bambino, quando mi chiedevano di disegnare una montagna facevo un triangolo, a volte isoscele a volte equilatero, ma in ogni caso aveva una punta bianca che si stagliava nel cielo azzurro, colorata di marrone nel mezzo e con alla base qualcosa di simile a dei pascoli verdi.



Alessandro arriva ai 3169mt della vetta

 



La vetta del Gross Furkhorn non è proprio bianca, come si vede dalla foto scattata da Alessandro.










Il granito del Alpi Urane è chiaro, ma non bianco. Ma la sua vetta è proprio un triangolo che punta verso il cielo, dove non c’è posto nemmeno per stare in piedi, a meno che tu non sia un equilibrista...forse Enrico, dei Truzzi Volanti, oltre a scalare potrebbe stare con un piede sulla punta acuminata della vetta con gli altri arti distesi a mo di vela, ma non io...

A dx la cresta S-E del Galenstock scalata nel 2012 con Andrea Martinelli, al centro la cresta ESE del Gross Furkahorn
Domenica scorsa non mi è passato nemmeno x il più lontano angolo della mente, di calcare la vetta con i piedi, mi è bastato accarezzarla con le mani ringraziando questa grande e rispettabile montagna che ci ha concesso di scalare la sua cresta esposta completamente al sole.

from Schweiz Plaisir Ost by Jurg Van Kanel







A dispetto della relazione dell’indimenticato Jurg Van Kanel, pur non essendo una via lunga (370mt) nè difficile (4c max) mi ha messo a dura prova.












 
Gli ultimi 4 tiri




Sarà che non sono così allenato come vorrei, sarà che sono in sovrappeso di diversi kg, sarà stata la levataccia, sarà che il tratto facile (ma lungo) invece di prenderlo a sx della cresta, l’abbiamo preso a dx, sarà forse stato tutto l’insieme, di certo c’è che nei momenti in cui vedevo la vetta stagliarsi nel cielo sopra di noi, quando eravamo ancora a metà, ho pensato più volte che non ce l’avremmo fatta, che avremmo dovuto pensare ad un modo per scendere, perchè il bollettino meteo svizzero dava temporali nel pomeriggio.



  


Ale sul diedro del 1° tiro



Ricordo bene i racconti di Kurt Diemberger, dell’allora sua moglie Tona Sironi e del socio di scalata Terenzio Cuccurru e di ciò che passarano e subirono sulla Cresta di Peuterey insieme ai loro compagni e dei soccorsi prestatagli da amici e dal già famoso Walter Bonatti e non volevo assolutamente trovarmi a giocare a rimpiattino con i fulmini e le saette anche perchè anche il già citato redattore di Schweiz Plaisir Ost afferma che pur essendo la Cresta E-S-E una bellissima salita, il clima è aspro ed in caso di brutto tempo c’è poco da ridere.







Alla fine ci è andata bene e l’urlo che ho lanciato quando ho toccato la vetta ed intorno a me avevo solo il cielo azzurro, ed un po’ di nuvole dall’aspetto amichevole, devono averlo sentito fin giù al passo del Furka.
Il Furka refuge con le sue casette poco prima del Furkapass

In discesa in uno dei canali sul versante sud






E non l’ho lanciato solo perchè la parte più complicata della gita era stata superata e ci attendeva una discesa ripida, ma comunque quasi completamente camminabile, l’ho lanciato anche perchè ero contento e soddisfatto di una bella salita condivisa con un buon amico. 










 
Molte volte non sorrido, in generale faccio fatica ad esternare i miei sentimenti, sia brutti, che belli e questo, unito al fatto che mi faccio sempre molte domande porta chi mi incontra a pensare che non sia contento, anzi qualcuno addirittura pensa che sia depresso. 

Secondo tiro (foto by Alessandro Lucioni)
Ma non tutti abbiamo lo stesso modo di esternare i sentimenti, non tutti abbiamo lo stesso approccio alla vita, alle cose che ci capitano. Una cosa vera è che sono poche le cose su cui non rifletto.


Ale in azione sul 3° tiro

A volte penso sia un limite perchè pensare troppo porta spesso a pensieri negativi con tutto ciò che succede nel mondo, ma per una cosa negativa ci sono sempre molte cose positive che scopro facendomi tante domande e non lasciandomi scivolare quasi nulla.

Qualcuno mi dice che così facendo non mi godo la vita, perdo occasioni e non mi accorgo di cosa mi capita; non posso negare che questo rischio esista, ma non ho mica scelto io di essere così, come non ho scelto i miei occhi verdi o miei capelli castani.

Certi angoli si possono smussare, ma sei sei un quadrato difficile che diventi cerchio, magari esagono o ottagono, con tanti angoli ottusi invece che pochi angoli retti, ma lisciare completamente è molto difficile se non impossibile.


www.alessandrolucioni.it




Chiudo queste righe con un grande grazie all’amico Alessando per aver condiviso con me in tutti i sensi questa Salita Vera, su una Montagna Vera in un ambiente che non si può non definire Alpinisticamente Vero.



 Brizio, agosto 2013.

giovedì 14 febbraio 2013

Un San Valentino molto speciale



Il seguente racconto lo scrissi nel 2012, ma come sapete il Blog è nato in Aprile, quindi mi sembrava una buona idea pubblicarlo oggi sul blog, per chi l'avesse letto l'anno passato, invito a rileggerlo perchè ho modificato qualcosa per renderlo più comprensibile....
Domenica 14 febbraio 1988

Come può festeggiare il giorno di San Valentino un manipolo di 18enni?
Organizzando una partitella a pallone sul campo dell’oratorio, una partitella come tante, senza nessuna posta in palio, se non qualche sfottò per la squadra degli sconfitti nei giorni a venire.

Anche Brizio si schiera tra i magnifici 14 e si mette tra i pali, come di consueto.
Se già normalmente non brilla di luce propria in quella posizione, quella domenica ci capisce ancora meno, così i compagni all’inizio del 2° tempo lo “invitano” a giocare fuori, giusto per limitare al minimo i danni.

In mezzo al campo, Brizio non è che faccia molto, quantomeno fa numero e tenta di arginare le veloci incursioni degli avversari. Durante una di queste azioni, lui che è un destro naturale (non che il piede sinistro sia molto peggio, verso il basso le prestazioni si livellano ;-), si ritrova a rincorrere un avversario che scende veloce sulla fascia destra.

Passo dopo passo riesce ad affiancare l’incursore e nel momento in cui egli inizia a convergere verso il centro, Brizio decide che è il momento di interrompere quel possibile pericolo.

Mentre si trova spalla a spalla allunga la falcata, punta con decisione il piede destro affondando tutti i tacchetti nella sabbia resa dura come il cemento dalle intemperie e dalle rigide temperature invernali, carica il piede sinistro con l’intenzione di colpire con decisione la palla e mandarla fuori campo.

Ora immaginate un campo di battaglia tra gli irriducibili Galli di Asterix e Obelix contro gli invasori romani, con le loro avanzate tecniche di guerra e paragonate la gamba sinistra del malcapitato Brizio ad una catapulta romana che lancia balle di fieno infuocato al di là delle postazioni nemiche.

Nel momento di massima estensione la punta della scarpetta affonda su una cunetta che magicamente diventa il fulcro di una catapulta, che ha come braccio la gamba sinistra di Brizio e al posto di una palla  infuocata diretta verso un manipolo di Galli, si ritrova il baricentro del suddetto improvvisato incontrista che diventa egli stesso un fax simile di palla infuocata, solo che il fuoco è concentrato al centro del ginocchio ed invece delle urla dei Galli bruciacchiati si ode un solo singolo gemito, mentre una figura umana si accartoccia su se stessa (a mo di palla...) e finisce fuori dal campo...

Le successive visite e diagnosi dichiarano la frammentazione dei menischi e la parziale lacerazione del legamento crociato anteriore; il tempo porta a 3 operazioni diluite nell’arco di 16 anni, ma il Piccolo Grande Amore di Brizio, il suo amato ginocchietto sinistro è ancora lì e a distanza di 25 anni da quell’evento ancora gli consente di camminare, correre, scalare, sciare; forse potrebbe persino giocare nuovamente a pallone, ma al solo avvicinarsi di una sfera rotolante il ginocchietto manifesta un malessere (sotto forma di tremolii e interne vibrazioni) che blocca sul nascere ogni possibile idea calcistica.

Ecco a cui dedico il giorno di San Valentino, al mio ginocchio sinistro, non solo perchè pur non avendo alcuni pezzi (menischi ed LCA sono finiti in un vasetto...) risponde sempre presente, ma soprattuto perchè da un evento sgradevole è nata la possibilità che mi innamorassi della mia attuale Musa, la Montagna....
una dea che mi regala emozioni a volte indescrivibili, a volte incomprensibili, a volte estasianti, a volte dolorose, ma pur sempre Emozioni, che rendono la vita degna di essere vissuta...

Probabilmente senza quell’evento traumatico, ora sarei uno tra i milioni di seguaci del dio-pallone...
incollato alla TV a vedere ricchi ragazzotti di poco più di vent’anni che correndo dietro ad un sfera a esagoni distolgono l’attenzione dai fatti importanti che accadono nel mondo...

Invece sono uno modesto alpinista...ecco che oggi, nel giorno commercialmente dedicato agli innamorati (ma io regalerei i Baci Perugina 365 volte in un anno...se ne avessi la possibilità) regalo queste righe al mio stoico ginocchio sinistro ed alla Montagna, la dea di cui ho avuto la possibilità di innamorarmi.

Brizio