domenica 12 agosto 2012

Caro Valentino, avrai le tue buone ragioni, ma non sono d’accordo....


Valentino ai tempi del 1° ingaggio in Yamaha 
Avevo in mente di scrivere un’altro pezzo sul Motomondiale da diverse settimane, ma mi ero ripromesso di aspettare il GP di Laguna Seca, e quindi metà stagione per darvi il mio personale commento sul campionato in generale, ma in particolare su Valentino e la Ducati che sono i personaggi che seguo con maggiore interesse.
La scadenza a fine anno del contratto tra Valentino e la Ducati ha portato, ovviamente, a tante chiacchiere e illazioni su chi, cosa, come, quando e perchè di un possibile proseguimento nonchè del previsto divorzio. Avevo in mente il mio personale commento prima dell’ufficializzazione delle scelte, che avrebbero dovuto essere annunciate alla fine dello stop estivo, ma alcune fughe di notizie hanno imposto a Ducati e Yamaha di affrettare i tempi.
Avrei voluto esprimere il mio punto di vista sui pro e contro di ogni possibilità e aspettare per vedere se avessi avuto ragione oppure no, ma alcune trasferte di lavoro consecutive, mi hanno tolto il tempo per riflettere e scrivere, così eccoci con Rossi che molla la Ducati per tornare con la casa dei tre diapason.
Nel mio precedente articolo era evidente un mia propensione per un proseguimento della collaborazione tra il più titolato dei piloti e la più particolare delle case presenti sia nel mondiale che sul mercato, perchè il più forte di tutti è italiano (il che mi interessa relativamente, ma di qs parleremo un’altra volta...ma mi piace assai che parli la mia stessa lingua) e la Ducati anche...
perchè la Ducati non è mai riuscita a imporsi in maniera stabile e pensavo che le doti di collaudatore del Dottore avrebbero potuto portare ad un salto di qualità, ma qs non è avvenuto...nel frattempo è arrivata Audi che ha dichiarato a chiare lettere che oltre ad aver comprato l’azienda di Porgo Panigale x avere un valido mezzo a 2 route da affiancare agli ottimi modelli a 4, vuole perseguire i suoi obiettivi di vendita rendendola vincente nelle corse, e per fare questo ha messo sul piatto diverse centinaia di milioni di euro, ma tutto ciò non è bastato a convincere Rossi a restare, perchè?
Si è scritto molto in qs due anni, c’era chi li dava divorziati in casa già a Novembre 2010, dopo il primo test dove Vale si era preso 2 secondi da Stoner al primo assaggio in Honda, c’era chi (come me) ci ha creduto e ha continuato a crederci fino a ieri, ma alla fine hanno avuto ragione i pessimisti.
Da subito è stato evidente che la moto necessitava di una rivisitazione profonda, forse era vero che la scelta tecnica del telaio in tubi con il motore portante fosse arrivata al capolinea, di certo Vale lamentava da subito una mancanza di grip sull’anteriore che non gli dava fiducia nell’entrata in curva, non rendedogli possibile un frenata corretta e sicura ed un conseguente inserimento veloce e redditizio e la gran potenza del motore comunque non bastava a recuperare il tempo perso, perchè penso sia noto che nelle gare, sia a 4 che a 2 ruote la velocità serve maggiormente in curva che non in rettilineo (se non per effettuare i sorpassi, ma se esci bene -leggi veloce- dalla curva prima hai già fatto l’80% del lavoro).
Un amico, tecnicamente più esperto di me, mi disse che il problema forse era dovuto al baricentro alto della Ducati che legato alla statura di Valentino peggiorava ulteriormente la mancanza di grip.
A Laguna Seca prima di cadere
Forse era l’uno e l’altro o forse ancora qualcos’altro, di certo non si può dire che la Ducati abbia lesinato sforzi. Dopo un primo anno interrogatorio, il team di Preziosi, ha cambiato tutto e ha progettato in 3 mesi una moto nuova con telaio perimetrale e portante, difatto copiando le giapponesi, accantonando le scelte tecniche che rendevano la Ducati, diversa ed originale ed andando a fare qcs che non aveva mai fatto prima e del quale non era assolutamente esperto. Pur così ha messo i suoi piloti nella condizione di gareggiare dignitosamente, ma di certo non a livello che 2 campioni del mondo meritano, ma non si può dire che non abbia profuso il massimo impegno per assecondare i voleri del dottore e per inseguire la vittoria che è l’unica cosa che interessa ad un team come Ducati.
Valentino da parte sua ha dimostrato in più occasioni di non essere un fermo, pur andando piano nelle qualifiche alla fine in corsa otteneva sempre il miglior piazzamento tra le Ducati e in diverse occasioni è andato a girare sui tempi di Stoner, Lorenzo e Pedrosa, ma non si è visto perchè pagava il gap rimediato in qualifica. Qs rende evidente che il pilota c’è ancora e che la moto e la squadra non sono proprio così scalcinate come sembrano dire i risultati, ma alla fine solo chi vince ha ragione, altrimenti è evidente che bisogna fare autocritica e dedicarsi ad altro.
La Yamaha ha reso noto che la trattativa con Rossi è partita già a Giugno, dopo il rinnovo con Lorenzo, per il desiderio di combattere ad armi pari con la Honda che qs’anno schiera 2 piloti particolarmente in palla e lei si trova invece con un Spies che non riesce ad andare come Lorenzo e qui si potrebbe fare un paragone con Rossi, com’è possibile che Ben prenda così tanti decimi e non capitalizzi come il suo compagno di squadra con la stessa moto? Mi fermo alla domanda perchè non ho seguito attentamente le sue prestazioni per poter dire qcs.
La caduta all’ingresso del cavatappi ha forse dato il colpo di grazia alla fiducia di Rossi, che di certo oltre alla mancanza di risultati, forse ha anche iniziato a farsi domande sulla sua sicurezza, per andare forte si deve spingere e rischiare, ma ovviamente il rischio può essere preso quando è ragionevolmente previsto e accettato e forse questo con la Ducati, il dottore non riesce a farlo.
Le barriere all'ingresso del cavatappi "accolgono" la moto di Vale
Forse la combinazione di qs fattori con la prospettiva di un programma in 4 anni con l’accompagnamento alla pensione ha portato Rossi a decidere di tornare in Yamaha, con la certezza di poter avere per le mani un mezzo che fa ciò che vuole lui e con il quale dimostrare che non è un pilota da 6° posto, bensì da podio. Come dargli torto?
La proposta di DucAudi prevedeva la ristrutturazione del reparto corse, un nuovo progetto per la moto, ma da buoni tedeschi, coscienti che una situazione così non si risolve in 6 mesi, forse gli hanno prospettato un programma in 2-3 anni per avere una moto competitiva, e forse questo è un tempo troppo lungo per Valentino.
Ora vedremo cosa succederà, sembra evidente che al posto di Rossi arriverà Dovizioso, che vuole una moto ufficiale. I risultati sono dalla sua parte, ma le Honda sono andate ad altri e la Yamaha cui aspirava gliel’ha tolta Valentino. Ma il Dovi guida come Vale, difatti è andato bene con entrambe le giapponesi, cosa riuscirà a fare con Ducati?
Dovi e Rossi in tempi non sospetti...
Io penso che tutto dipenderà da come Audi interverrà nel reparto corse; da grande azienda europea, penso che (a torto) non ribalteranno la situzione, almeno non a breve, si prenderanno i loro mesi (penso da qui a fine anno) per ascoltare, vedere e apprendere e l’anno prossimo faranno le opportune scelte, ed io sono convinto che vinceranno, i tedeschi sono determinati e sanno programmare , ed in uno sport di altisimo livello come il motomondiale non si può più ragionare ed agire da piccole squadre stile artigiani, ma necessariamente da grandi squadre/aziende, organizzate, con processi e sistemi consolidati.
Per qs motivo capisco la voglia di Valentino di dimostrare di essere ancora il migliore, ma non sono d’accordo, perchè non deve dimostrare niente a nessuno, è già entrato nella storia delle corse, ma avrebbe potuto entrare nella leggenda, come colui che avrebbe portato la Ducati a vincere stabilmente, ed invece forse guarda troppo la sua corta di identità che gli dice che ha già 33 anni e non forse non potrà essere al vertice fino a 40, anche se Schummy sulle 4 ruote ha dimostrato che in fatto di velocità e sensibilità non ha nulla da invidiare ai giovani che potrebbero essere tutti suoi figli (a quasi 43 anni ha fatto una pole strepitosa in quel di Montecarlo!!!).
Dovi all'inseguimento di Rossi o della sua Ducati?
Non sono d’accordo perchè oltre ad accettare un ingaggio inferiore a quello di Ducati, pur se è vero che per lui i soldi non sono più un problema, è vero che la cifra dell’ingaggio dichiara quanto uno vale e per poter avere un trattamento pari a quello di Lorenzo, Valentino ha dovuto, difatto, portare uno sponsor (quindi il suo stato è passato da pilota pagato a pilota pagante) e per come la vedo io, qs macchia un po’ il suo blasone, perchè è evidente che Ducati e Audi consideravano Valentino determinante per diventare vincenti, mentre per Yamaha risulterà “un’altro” pilota oltre a quello di punta che è Lorenzo, con cui fare punti per vincere il titolo a squadre e construttori; per cui prevedo due anni molto difficili per Vale, ma siccome più che per le marche io parteggio quasi sempre per gli uomini, spero che Vale batta sonoramente e velocemente un Lorenzo che attualmente è al top della condizione psico-fisico-tecnica.
E se Dovizioso dovesse riuscire ad interpretare meglio di Rossi la Ducati?
E se la DucAudi dovesse riuscire a mettere in pista una moto veloce e vincente l’anno prossimo?
E se Rossi non dovesse risultare così vincente contro Lorenzo?
Con i se non si va da nessuna parte ma gli eventi futuri ci diranno chi ha fatto le scelte migliori.
Vedremo...
Ci risentiamo fra qlc  settimana.

Brizio

lunedì 16 luglio 2012

L'informazione.... DEVIANTE

Qualche giorno fa da diverse parti mi è arrivata la nota da colleghi ed amici di guardare un video di circa 3 min che mostra uno scalatore alla fine di un tiro su ghiaccio...a pochi metri dalla sosta è in seria difficoltà, perchè la lastra di ghiaccio sotto i suoi piedi è instabile. I soci in sosta gli allungano un capo di corda e gli evitano una caduta.

La Repubblica.it con la firma di Pier Luigi Pisa, pubblica il video con una breve nota, che definsce LO SCALATORE IMPRUDENTE, "salvato" in extremis, potete vedere il video qui:




Dato che penso che La Repubblica sia una testata rispettabile, ma come altre soffre di ignoranza (nel senso che non ha competenze specifiche) nel campo dell'attività alpinistica il 4 Luglio ho mandato alla direzione la seguente lettera:

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Egregio Direttore, gentile Redazione,
con la presente vorrei commentare il video pubblicato su La Repubblica.it a cura di Pier Lugi Pisa al seguente URL:

http://video.repubblica.it/mondo/lo-scalatore-imprudente-riceve-la-fune-appena-in-tempo/99821?video=&ref=HRESS-6

Mi chiamo Fabrizio e scalo le montagne da più di un decennio, nel tempo sono diventato Istruttore Sezionale di Alpinismo della Scuola di Alpinismo della Sezione di Varese del Club Alpino Italiano, nonchè membro della locale stazione del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico.

In entrambe le mansioni, la cosa che divulghiamo il più possibile è la sicurezza, ma in montagna non ci puà essere la sicurezza totale, ma si parla sempre di sicurezza attiva (messa in pratica di tutte le possibilità per ridurre al minimo i rischi, ma non per eluderli, in quanto non è possibile).

Immagino che a voi faccia piacere vedere che il video è stato visto più di 58.000 volte, ma andrebbe chiarito cosa sta facendo l'alpinista ripreso e perchè, altrimenti si generano false e sbagliate conoscenze nei lettori e allo stesso tempo si demonizzano montagna e scalatori.

Ma veniamo al dovuto chiarimento:

l'alpinista nel filmato sembra essere impegnato su una cascata ghiacciata (l'acqua che scorre nella bella stagione si solidifica sulla roccia creando uno strato che con le dovute accortezze è possibile salire nella stagione fredda) o all'uscita di una salita su ghiaccio in alta montagna.

Si vede chiaramente (a circa 20 sec e poi dopo 2min e 10sec) che ha 2 corde collegate all'imbrago, quindi è evidente che non è uno scriteriato, ma sta affrontando da primo di cordata la salita, quindi con un certo margine di sicurezza o se visto dal lato opposto prendendosi un certo rischio.

Scalare comporta dei rischi, insiti nell'attività stessa, che non si possono eliminare del tutto, perchè nella maggior parte delle situazioni (escludendo la palestra indoor, ma non è qs il caso) necessità che qualcuno salga portandosi dietro la corda di sicurezza, che nessuno può calare dall'alto.

Per cui chi sale da primo di cordata, rischia di cadere ogni volta che supera un punto di ancoraggio, fintantochè non raggiunge il punto di ancoraggio successivo.

Il minimo rischio si avrebbe posizionando punti di ancoraggio a lunghezza di braccio, ma qs non sarebbe più scalare xè il rischio è quella cosa che rende attraente lo scalare stesso (molti non lo dicono, ma sentirsi in bilico e potersi fidare solo delle tue mani, del tuo corpo e della tua sensibilità per non cadere e continuare ad andare su è ciò che piace  a molti scalatori) e poi dal punto di vista pratico sarebbe impraticabile, perchè costoso e deturperebbe irremediabilmente la roccia  (su una salita di 50mt si dovrebbero mettere 100 chiodi a pressione!!!!)  e in condizioni come quella riportata sarebbe impossibile (d'estate scorre l'acqua ed i chiodi non si possono mettere, ma ammesso che si riesca poi sarebbero coperti dalla neve e dal ghiaccio).

Scusate la lunga spiegazione, ma è il minimo x spiegare a chi ignora le peculiarità dell'attività alpinistica in cosa consiste x aver modo di poter valutare e giudicare.

Detto qs e analizzando con calma la situazione è evidente che quella lastra di ghiaccio si sarebbe pottuta staccare tant'è vero che il personaggio ha chiesto ai incompagni sopra di lui di passargli un capo di corda (non fune, le funi si usano sulle barche!!!), cmq qcn prima di lui è passato di lì.

Ci troviamo in un ambiente di alta montagna, all'ombra, il sole sta arrivando da dx quindi ci troviamo su un versante ovest (buona situazione per una salita su ghiaccio), e probabilmente è alla fine della salita (si può immaginare dal dislivello alle spalle dello scalatore stesso).

Quindi il tipo non è imprudente, ma è un alpinista che si è preso i suoi rischi, non sappiamo dove ha posizionato l'ultima protezione, magari è un metro sotto (rischio minimo) magari è 10mt sotto e cosi sarebbe stato peggio, ma non si vede com'è fatta sotto la parete (se è verticale il rischio può essere alto, ma se è strapiombante lo è meno, se è appoggiata lo è di più...)

Come vedete ci sono un sacco di cose da sapere prima di valutare e dare giudizi... e l'alpinismo è intrinsecamente pericoloso, non lo si può e non lo si deve dimenticare, chi lo pratica con le dovute conoscenze ed attrezzature lo sa, sarebbe giusto che si evitassero i sensazionalismi e le domonizzazioni.

Porgo distinti saluti e ringrazio per l'attenzione.

------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Lo stesso giorno ho ricevuto la seguente risposta a firma di Andrea Galdi:

"Gentile lettore
grazie per la sua dettagliata e competente mail".
 
Spero che questo porti ad un'attenzione maggiore per ciò che loro pubblicheranno in futuro, in ogni caso invito tutti a chiedere chiarimenti a chi può darvi un informazione più precisa e competente e non "bevete" tutto ciò che i giornali scrivono.
 
Saluti.
 
Brizio

P.S. Cercando qua e là ho poi trovato un articolo un po' più competente (ma solo un po') che inquadra meglio la situazione: si tratta di un ghiacciatore all'uscita della Kennedy's Gully in Colorodo (USA) nel Gennaio 2011 (la tardiva pubblicazione mi induce a pensare alla ricerca spasmodica di sensazionalismo....). Qui l'articolo di Planetmountain:

Ancora il sole...incredibile

La testata della Val Gesso
Ancora una volta il sole... anche l'ultima gita del corso di alpinismo del 2012 è stata accompagnata da fratello sole, sembra incredibile, data l'acqua presa durante le gite precedenti, ma si vede che l'assicurazione stipulata dal direttore e le preghiere di Silvana (vi ricordate nella grotta al Monte Orsa) hanno dato i loro frutti.








L'anfiteatro del Corno Stella
Così sabato 7 Luglio siam partiti di buon mattino, direzione Cuneo e dopo oltre 200km di autostrada siamo entrati nella Val Gesso.
Dopo aver lasciato l'auto alla testata della valle ci siamo incamminati verso il rifugio Bozano.

Una bella costruzione al centro di un maestoso anfiteatro di roccia macchiata qua è la di isole di neve.

L'attacco della via De Cessole
Dopo esserci rifocillati ci siamo sparpagliati su alcune vie moderne, giusto per prendere confidenza con la roccia e l'ambiente e per chiedere al Corno Stella il permesso di salita.
Io ho pagato il permesso tramite il non poter fare foto sulla via moderna attrezzata a spit, forse perchè il Corno, regno delle vie classiche che percorrono bellissime formazioni naturali come diedri, cenge e fessure, era infastidito dall'acciaio e voleva che pubblicassi solo quelle della prima via aperta da De Cessole nel 1903, percorsa in compagnia di Max e Mattia la domenica.

Il traverso mette alla prova Max







Per loro è stata una grande prova, in un bellissimo posto, soprattutto per Max che ha fatto un salto nel suo lavoro contro la sensazione di vertigini, che forse possiamo dire, aveva prima dell'inizio del corso.






L'uscita dal tiro chiave, si vede!!
Posto magnifico e degno di visita, anche se l'obbligo di scendere dalla stessa via, rende il rientro un po' lungo, forse bisognerebbe attrezzare altre discese, più facilmente individuabili e percorribili o forse si dovrebbe studiare una strategia diversa... cmq grazie ad Angelo per averci portato in questo angolo delle Alpi Marittime e grazie a tutti i ragazzi con cui ho condiviso le giornate di qs corso, sia con chi ho percorso le vie, Max, Mattia, Damiano, Federico e anche a tutti gli altri con cui abbiamo passato pomeriggi e serate sotto la pioggia al Campo dei Fiori.

La verticalità!!!
















Via finita, ora si scende...
Ed un altro grande grazie va agli istruttori con cui ho lavorato a stretto contatto quest'anno, Luca, Mauro, Michele, Adrian, Martega, Angelo, Franco.

Arrivederci a tutti sulle nostre montagne, magari legati alla stessa corda o raggiungendo la stessa cima.

Brizio

giovedì 12 luglio 2012

Iago ed il brevetto CAE-1

Lo "Iagone"
E' giunto il momento di parlare del mio amico a 4 zampe... Iago.
Ho tergiversato tanto e su FaceBook non ho pubblicato nè foto nè post, ma dopo la messa on-line di qs mio blog, mi son detto che prima o poi avrei pubblicato la SUA, la NOSTRA storia.

Ma da dove partire? Aspettavo un occasione e qs è arrivata Sabato 30 Giugno.

Nel parco al centro di Vedano Olona, nel pomeriggio, nonostante un caldo opprimente, parzialmente attenuato dalle fronde delle querce attraversate da una leggera brezza era previsto lo svolgimento del CAE-1.
(qui trovate i documenti ufficiali ENCI)

Il Test di controllo dell'affidabilità e dell'equilibrio psichico per cani e padroni, ha l'intento di verificare che l'unità cinofila (cane e conduttore) si comporti in maniera adeguata (da buoni cittadini, appunto) in ambiente civile "umano". Perchè i ns amici domestici, a parte qlc razza frutto di esperimenti strani, naturalmente vivrebbero nei boschi non di certo in mezzo al cemento, per di più un Cane Lupo Cecoslovacco come Iago, che ha ancora un'alta percentuale di DNA selvatico nel suo sangue...

L'ingresso nell'area prove
Al sorteggio abbiamo beccato il n° 11, che è anche il mio numero preferito, che unito all'attenzione sempre alta e vigile del mio amico a 4 zampe portava a pensare che le premesse fossero buone.
Aspettando il ns turno abbiamo girovagato per il parco facendo sì che lui si abituasse quanto più possibile a qs nuovo ambiente.






Presentazione al giudice e lettura microchip

Alla presentazione davanti al giudice, lo Iagone, forse ha capito che la situazione era delicata, dato che c'erano 26 cani in giro con relativi proprietari, nonchè amici e organizzatori, portavano a circa una 40ina di persone, forse si era tranquillizzato, sta di fatto che ha eseguito gli ordini senza battere ciglio, restando nella sua posa quasi regale davanti alla simulazione di persone sconosciute che gli passavano accanto, di un jogger, di una bicicletta e di un passeggino.

Passaggio di persone
Bicicletta

Verso l'uomo con giornale

L'ultima prova da fermo sul posto era il passaggio del cane femmina e lui che è un lupaccio che dire socievole è poco non ha resistito e si è alzato sulle 4 zampe...d'altronde che dire... a lui gli ormoni funzionano tutti ancora benissimo e tra l'altro a 2 anni e mezzo è nel pieno della sua maturazione fisica, quindi....come si dice a Bergamo, tira più un pel de pota....

Qs ci ha fatto perdere qlc punto, ma siamo andati avanti decisi, verso l'incontro con un conoscente e verso la fine con un giornale svetolatogli davanti al naso ed un ombrello aperto poco lontano,

L'ombrello
così facendo abbiamo terminato il percorso prendendo 9 punti su 10 in tutte le prove tranne quando si è alzato abbiamo preso 8, quindi il totale fa 89/100, che non è male, considerando il temperamento dello "spanato" che poi tanto spanato non è....

La consegna del brevetto


Questa è la prima puntata della ns storia, nelle prossime settimane vi racconterò di lui e di noi dal pincipio, di quando ho conosciuto Miko, a casa di Marta, un'amica varesina, e di come i suoi morsetti ed il suo sguardo mi hanno contagiato portandomi prima a pensare di poter avere un amico a 4 zampe (mai pensato prima) e poi di scegliere qs razza così particolare arrivando a scegliere Iago tra 9 fratelli e sorelle.

A presto
Il Brevetto!!
Brizio & Iago

venerdì 29 giugno 2012

Finalmente il sole

Corso di Alpinismo 2012


Metti i chiodi...togli i chiodi...







Come ogni anno all'inzio della primavera la Scuola di Alpinismo e Scialpinismo R&R Minazzi ha dato il via al Corso di Alpinismo. 
Max: "fammi una foto così si vede quanta paura ho..."








 


Con il passare delle settimane ed il succedersi delle uscite era evidente l'impressione che quello di qs'anno fosse un corso stregato o che avesse ricevuto una fattura... 
forse da qualcuno degli esclusi (purtroppo 8 su 20 candidati a malincure non hanno potuto partecipare), perchè quasi tutte le volte, poco o tanto il maltempo aveva condizionato l’esito delle gite. 

Avevamo sofferto il freddo e battuto in ritirata durante le prime uscite al Campo dei Fiori...

Nebbia e acqua... le ns inseparabili compagne
Mauro: "quando piove, si sta a casa... di solito"
Davide: "è stata dura passae nella nebbia...

 avevamo preso litri e litri d’acqua al Monte Orsa, 
Piove...una novità

Cerca un punto per fare la sosta....

Adriano: "dato che non si può scalare....BEVO"

Silvana: "Ti prego, fa che smetta..."





















avevamo chiuso in anticipo l’uscita in Valle Maggia e rimandato al gita al Prevat, sperando che tutto qs sarebbe servito per avere bel tempo alle uscite finali in montagna, quella vera.

Michele: "i moschettoni si mettono all'imbrago"

Max: "oh ma qui si scala x davvero..."

Max: "non guardo giù che è meglio..."

Max: "bhe qui spiana..."

Max da primo...l'iniziazione...

Mauro: "che hai da guardare? non ti piacciono le mie calze?

















































E finalmente il sole arrivò, prima al Furka per imparare a muoversi su ghiacciaio e le manovre necessarie per reagire ad una caduta in un crepaccio e poi alla Presanella dove il sabato la Madre Terra ci ha messo sull’avviso, mandandoci qlc nuvola con un po’ d’acqua in eccesso che ci ha spronato a ripetere le manovre necessarie su ghiaccio perchè la domenica avremmo affrontato un vero ghiacciaio alla base di una vera montagna.


Rifugio Denza, tutti attenti
Così dopo una bella cena...allietata dalla fisarmonica e dall’ugola del brillante gestore del rifugio Denza, siamo andati a dormire puntando la sveglia alcuni prima delle 2 del mattino altri alle 3e30.






Oh ma c'è una conferenza?

No...è solo il gestore con la sua fisarmonica, ma chi jodel!!!


















Come in ogni rifugio che si rispetti, abbiamo trovato chi ha preferito tagliare alberi con una moderna motosega piuttosto che dormire, così per qualcuno è stata una notte, o meglio alcune ore, insonni, ma tant’è questo è e questo ci dobbiam tenere...ad ogni modo una frugale colazione ci ha portato a prepararci ed a uscire trovando una bella frescura ad accoglierci.
Pronti?
 

Il versante nord della Presanella all'alba
Seguendo gli ometti ci siamo incamminati verso il ghiacciaio che abbiamo raggiunto quando la luce, pur in assenza del sole, che ancora stentava a svegliarsi, ha inondato la Presanella ed il suo bellissimo versante nord.
Poco sopra il Passo Cercen

Prima di inoltrarci verso il passo Cercen abbiamo guardato da lontano i nostri amici superare la terminale sotto la classica nord ed augurato loro buona salita.
Raggiunto l’avvallamento nevoso alla base della parete invece di seguire le tracce della via Normale, che ci avrebbe portato sulla lato superiore della morena di destra, abbiamo optato per raddrizzare un pochino il tracciato, stando non molto lontani dalle rocce. Così facendo abbiamo raggiunto la Normale circa 100mt più su del passo e dopo circa un’ora abbiamo raggiunto la sella di Freshfield.... dove abbiamo ricompattato il gruppo.
al di là della bocchetta

















 
La cima mancata...ma siam contenti lo stesso
Dato che la prima cordata ha impiegato più di 4h per arrivare alla bocchetta e che in 4h e 30 avremmo dovuto raggiungere la cima abbiamo deciso di considerare la bocchetta il nostro obbiettivo, in modo da consentire a tutti di rientrare al rifugio e da qui all’auto, in condizioni psicofisiche accettabili e non completamente sfatti...






Prima di ripartire verso valle, ci siamo cimentati in alcuni passaggi di misto sulla crestina a destra della bocchetta, così gli allievi hanno potuto saggiare le loro “abilità” nel camminare su rocce affilate ed instabili con e senza ramponi...
Passi di misto

Sembra quasi il Cervino

Il punto più alto, oltre 3300mt
Stanchi ma contenti, ci siamo riuniti al rifugio, sorseggiando birra e gustando una fresca anguria portata su dall’insostituibile Adrian.
Un grazie a tutti per le 2 belle giornate ed in particolare ai miei soci di cordata Mattia e Max, che si sono sorbiti anche i miei logorroici discorsi nelle lunghe ore in auto...
Ci ritroveremo su queste stesse pagine, fra un paio di settimane a commentare l’ultima uscita, prevista al Corno Stella, nelle Alpi Marittime.
Brizio

lunedì 4 giugno 2012

un Oceano in... Valle...


La stagione che sta per arrivare (sempre che sia ancora l'estate...) porterà gli alpinisti a provarsi su terreni difficili con obiettivi ambiziosi, e visto che ques'anno non posso raccontarvi (per ora ;) di salite appena compiute, la memoria mi riporta a qualche anno fa quando scrissi le poche righe che seguono, dopo aver ripetuto una delle più belle vie che potete trovare e ammirare in Val di Mello, una piccola, ma incredibilmente bella laterale della Val Masino, figlia della più grande e nota Valle lombarda, la Valtellina. 

Questa settimana vi porto "virtualmente" in una specie di angolo di paradiso...
un luogo tutto italiano, che nessuno ci può contendere e che molti ci invidiano...
Alcuni la definiscono la Yosemity italiana, ma molti arrampicatori la chiamano semplicemene “Valle” senza aggiungere altro; difatti dopo una prima visita riesce difficile immaginare un luogo che riesca ad abbinare così bene, la dolcezza dei prati verdi solcati da un limpido torrente, con la severità e la magnificenza di verticalissime pareti di roccia rossa, contronate da cime innevate.

Il Toni alla base della magnifica fessura
Fin dalle prime arrampicate sentii parlare degli itinerari che videro all’opera tra i più abili e visionari scalatori italiani; tutte le volte che vi sono tornato ho guardato e rimirato a lungo il Precipizio degli Asteroidi, chiedendomi se mai sarei riuscito a percorrere Oceano Irrazionale, una delle più belle e famose vie della Valle. 
Quest’anno, causa un prolungato stop forzato, ho dovuto rinunciare all’alta quota e alle sue splendide, ma lunghe cavalcate. Non appena ho potuto riprendere gli allenamenti, una forte determinazione mi ha aiutato a recuperare presto l’abitudine a superare il VI grado, così dopo aver salito Cochise con il Beppe, alle Dimore degli dei, l’idea di tuffarmi nell’Oceano si fece sempre più forte e avendo ricevuto un bel "si andiamo" dal Toni, non mi resta che partire ed tuffarmici dentro.

Guerini e Villa, con l’atuzia dei capitani di lungo corso, soffiarono la prima salita a Merizzi e Boscacci nell’ormai lontanissimo 1977, e quando sei dentro nei bellissimi tiri della fessura inziale, ti chiedi come fecero a superare quelle difficoltà con l’attrezzatura di allora.

Anche oggi è neccessario un buon sangue freddo per superare diversi metri improteggibili, ma le protezioni veloci e le scarpette del nuovo millennio rendono la salita un pò più abbordabile, ma non certo facile. 

La roccia è eccellente e le difficoltà non mollano mai fino all'uscita della Tromba. 
La Tromba

Per Lei bisogna fare un discorso a parte; dal basso è impressionante, quando ci sei dentro trattenendo il fiato la superi senza accorgertene (ma per mia fortuna, l'alternanza dei tiri ha portato il Toni ad affrontarla da primo...).
Una volta usciti dalla fessura il mito sembra svanire nell'Oceano quasi noioso di placche grigie rotte dai flutti d'erba a volte infidi, fino a quando in doppia non le ripassi accanto. Solo allora ti rendi conto di ciò che hai fatto…



Val di Mello - Precipizio degli Asteroidi - 1580mt - Parete Sud

OCEANO IRRAZIONALE
480 m (12 L ) - VII (6a obbl.)
Materiale. in via 2 spit e qualche chiodo, soste attrezzate su chiodi e cordoni. Portare 2 corde da 50 m, serie di friends e nut e maxi friends fino al n° 4 Camalot.

Il secondo tiro
Avvicinamento:  subito dopo il ponticello oltre il parcheggio sterrato prendere a sinistra una traccia nel prato; poco dopo si incrocia un bel sentiero in piano, andare a destra e subito a sinistra in salita. Seguire l'ottima traccia e gli ometti, attraversando il torrente abbastanza in alto. Una volta superato il bosco sopra il torrente, non  si può più sbagliare. Arrivati alla grande cengia erbosa risalirla fino a poter vedere la fessura, in prossimità di una grossa lama staccata ed un caratteristico albero dal tronco ad L.

Relazione: attacco originale: superare la lama e una placca di V fino alla prima sosta.
Attacco facile: portarsi al limite destro della lama, salire ad una cengia (IV) e traversare fino alla sosta.
Traversare a sinistra (6a+), e leggermente in salita, (spit martellato), scendere un metro e su erba e blocchi giungere alla sosta 2 (anelli con calata).
Salire al primo chiodo superando un muro erboso; raggiungere la fessura, sopra la quale (a sx) c'è uno spit vecchio. Seguire la fessura, (6a) prima appoggiata poi verticale fino alla sosta 3. (chiodi) Buone possibilità di proteggere con nuts e friends medi.
Da qui seguire la fessura per circa 15mt, con buone possibilità di protezione. Non considerare una sosta a spit sulla destra, ma continuare dritti, nella fessura che diventa camino improteggibile per altri 10mt fino ad un basello. Prendere una lama larga circa 1mt e risalirla (senza possibilità di proteggere) fino ad un masso incastrato. Prendere fiato, proteggersi con dadi piccoli nella fessura e risalirla fino ad una sosta vecchia e non buona, traversare a dx fino all'ottima sosta 4 su comodo terrazzino (6a), da qui ammirate bene la Tromba (e decidete se continuare o no, una volta partiti non potete più scappare in doppia...)
Salire verticalmente fino ad un chiodo con cordino. Prendere bene la lama (buoni appigli all'interno, ma ortogonali alla fessura) e traversare verso dx (si può anche incastrare ginocchio e braccio sx) superando 2 chiodi con cordino. Qui bisogna avere un camalot n°3,5 o meglio 4, oppure trattenere il fiato e puntare alla sosta 5 dentro una comoda nicchia. (6a+)
Se la Tromba, non vi ha "trombato", aggirate uno spigolo sporgente e superate i pochi metri che vi separano dalla sosta 6 (cordone su albero). Sono solo 10mt (6b), ma pieni di terra, indi difficili da fare in libera, ma ci sono 3 cordini che possono aiutare. Traversare a sx per 20mt (III) fino ad un'altro albero (sosta 7).
Il terzo tiro
Da qui seguire una serie di placche e camini senza percorso obbligato e senza possibilità di proteggere (V), per circa 130mt, fino ad una fessura verticale (sosta). Da qui l'orginale supera la fessura incastrando un ginocchio e richiede maxi friends (V+, VI), sostando in cima e poi traversando a dx (II) fino ad un grosso albero (sosta); si può anche andare a dx subito seguendo una serie di fessure, puntando direttamente all'albero (V+).
Da qui altri 100-150mt di placche erbose, saltini e canalini di III, IV e V grado ci portano alla sommità.

Discesa: dal piattone sommitale prendere a sx (faccia a monte) una traccia che porta alle placche dove si trova la prima delle doppie (le prime 3 sono spostate a sx), che riportano nei pressi dell'attacco.

Andate e fatemi sapere le emozioni che proverete.
Brizio