venerdì 29 giugno 2012

Finalmente il sole

Corso di Alpinismo 2012


Metti i chiodi...togli i chiodi...







Come ogni anno all'inzio della primavera la Scuola di Alpinismo e Scialpinismo R&R Minazzi ha dato il via al Corso di Alpinismo. 
Max: "fammi una foto così si vede quanta paura ho..."








 


Con il passare delle settimane ed il succedersi delle uscite era evidente l'impressione che quello di qs'anno fosse un corso stregato o che avesse ricevuto una fattura... 
forse da qualcuno degli esclusi (purtroppo 8 su 20 candidati a malincure non hanno potuto partecipare), perchè quasi tutte le volte, poco o tanto il maltempo aveva condizionato l’esito delle gite. 

Avevamo sofferto il freddo e battuto in ritirata durante le prime uscite al Campo dei Fiori...

Nebbia e acqua... le ns inseparabili compagne
Mauro: "quando piove, si sta a casa... di solito"
Davide: "è stata dura passae nella nebbia...

 avevamo preso litri e litri d’acqua al Monte Orsa, 
Piove...una novità

Cerca un punto per fare la sosta....

Adriano: "dato che non si può scalare....BEVO"

Silvana: "Ti prego, fa che smetta..."





















avevamo chiuso in anticipo l’uscita in Valle Maggia e rimandato al gita al Prevat, sperando che tutto qs sarebbe servito per avere bel tempo alle uscite finali in montagna, quella vera.

Michele: "i moschettoni si mettono all'imbrago"

Max: "oh ma qui si scala x davvero..."

Max: "non guardo giù che è meglio..."

Max: "bhe qui spiana..."

Max da primo...l'iniziazione...

Mauro: "che hai da guardare? non ti piacciono le mie calze?

















































E finalmente il sole arrivò, prima al Furka per imparare a muoversi su ghiacciaio e le manovre necessarie per reagire ad una caduta in un crepaccio e poi alla Presanella dove il sabato la Madre Terra ci ha messo sull’avviso, mandandoci qlc nuvola con un po’ d’acqua in eccesso che ci ha spronato a ripetere le manovre necessarie su ghiaccio perchè la domenica avremmo affrontato un vero ghiacciaio alla base di una vera montagna.


Rifugio Denza, tutti attenti
Così dopo una bella cena...allietata dalla fisarmonica e dall’ugola del brillante gestore del rifugio Denza, siamo andati a dormire puntando la sveglia alcuni prima delle 2 del mattino altri alle 3e30.






Oh ma c'è una conferenza?

No...è solo il gestore con la sua fisarmonica, ma chi jodel!!!


















Come in ogni rifugio che si rispetti, abbiamo trovato chi ha preferito tagliare alberi con una moderna motosega piuttosto che dormire, così per qualcuno è stata una notte, o meglio alcune ore, insonni, ma tant’è questo è e questo ci dobbiam tenere...ad ogni modo una frugale colazione ci ha portato a prepararci ed a uscire trovando una bella frescura ad accoglierci.
Pronti?
 

Il versante nord della Presanella all'alba
Seguendo gli ometti ci siamo incamminati verso il ghiacciaio che abbiamo raggiunto quando la luce, pur in assenza del sole, che ancora stentava a svegliarsi, ha inondato la Presanella ed il suo bellissimo versante nord.
Poco sopra il Passo Cercen

Prima di inoltrarci verso il passo Cercen abbiamo guardato da lontano i nostri amici superare la terminale sotto la classica nord ed augurato loro buona salita.
Raggiunto l’avvallamento nevoso alla base della parete invece di seguire le tracce della via Normale, che ci avrebbe portato sulla lato superiore della morena di destra, abbiamo optato per raddrizzare un pochino il tracciato, stando non molto lontani dalle rocce. Così facendo abbiamo raggiunto la Normale circa 100mt più su del passo e dopo circa un’ora abbiamo raggiunto la sella di Freshfield.... dove abbiamo ricompattato il gruppo.
al di là della bocchetta

















 
La cima mancata...ma siam contenti lo stesso
Dato che la prima cordata ha impiegato più di 4h per arrivare alla bocchetta e che in 4h e 30 avremmo dovuto raggiungere la cima abbiamo deciso di considerare la bocchetta il nostro obbiettivo, in modo da consentire a tutti di rientrare al rifugio e da qui all’auto, in condizioni psicofisiche accettabili e non completamente sfatti...






Prima di ripartire verso valle, ci siamo cimentati in alcuni passaggi di misto sulla crestina a destra della bocchetta, così gli allievi hanno potuto saggiare le loro “abilità” nel camminare su rocce affilate ed instabili con e senza ramponi...
Passi di misto

Sembra quasi il Cervino

Il punto più alto, oltre 3300mt
Stanchi ma contenti, ci siamo riuniti al rifugio, sorseggiando birra e gustando una fresca anguria portata su dall’insostituibile Adrian.
Un grazie a tutti per le 2 belle giornate ed in particolare ai miei soci di cordata Mattia e Max, che si sono sorbiti anche i miei logorroici discorsi nelle lunghe ore in auto...
Ci ritroveremo su queste stesse pagine, fra un paio di settimane a commentare l’ultima uscita, prevista al Corno Stella, nelle Alpi Marittime.
Brizio

lunedì 4 giugno 2012

un Oceano in... Valle...


La stagione che sta per arrivare (sempre che sia ancora l'estate...) porterà gli alpinisti a provarsi su terreni difficili con obiettivi ambiziosi, e visto che ques'anno non posso raccontarvi (per ora ;) di salite appena compiute, la memoria mi riporta a qualche anno fa quando scrissi le poche righe che seguono, dopo aver ripetuto una delle più belle vie che potete trovare e ammirare in Val di Mello, una piccola, ma incredibilmente bella laterale della Val Masino, figlia della più grande e nota Valle lombarda, la Valtellina. 

Questa settimana vi porto "virtualmente" in una specie di angolo di paradiso...
un luogo tutto italiano, che nessuno ci può contendere e che molti ci invidiano...
Alcuni la definiscono la Yosemity italiana, ma molti arrampicatori la chiamano semplicemene “Valle” senza aggiungere altro; difatti dopo una prima visita riesce difficile immaginare un luogo che riesca ad abbinare così bene, la dolcezza dei prati verdi solcati da un limpido torrente, con la severità e la magnificenza di verticalissime pareti di roccia rossa, contronate da cime innevate.

Il Toni alla base della magnifica fessura
Fin dalle prime arrampicate sentii parlare degli itinerari che videro all’opera tra i più abili e visionari scalatori italiani; tutte le volte che vi sono tornato ho guardato e rimirato a lungo il Precipizio degli Asteroidi, chiedendomi se mai sarei riuscito a percorrere Oceano Irrazionale, una delle più belle e famose vie della Valle. 
Quest’anno, causa un prolungato stop forzato, ho dovuto rinunciare all’alta quota e alle sue splendide, ma lunghe cavalcate. Non appena ho potuto riprendere gli allenamenti, una forte determinazione mi ha aiutato a recuperare presto l’abitudine a superare il VI grado, così dopo aver salito Cochise con il Beppe, alle Dimore degli dei, l’idea di tuffarmi nell’Oceano si fece sempre più forte e avendo ricevuto un bel "si andiamo" dal Toni, non mi resta che partire ed tuffarmici dentro.

Guerini e Villa, con l’atuzia dei capitani di lungo corso, soffiarono la prima salita a Merizzi e Boscacci nell’ormai lontanissimo 1977, e quando sei dentro nei bellissimi tiri della fessura inziale, ti chiedi come fecero a superare quelle difficoltà con l’attrezzatura di allora.

Anche oggi è neccessario un buon sangue freddo per superare diversi metri improteggibili, ma le protezioni veloci e le scarpette del nuovo millennio rendono la salita un pò più abbordabile, ma non certo facile. 

La roccia è eccellente e le difficoltà non mollano mai fino all'uscita della Tromba. 
La Tromba

Per Lei bisogna fare un discorso a parte; dal basso è impressionante, quando ci sei dentro trattenendo il fiato la superi senza accorgertene (ma per mia fortuna, l'alternanza dei tiri ha portato il Toni ad affrontarla da primo...).
Una volta usciti dalla fessura il mito sembra svanire nell'Oceano quasi noioso di placche grigie rotte dai flutti d'erba a volte infidi, fino a quando in doppia non le ripassi accanto. Solo allora ti rendi conto di ciò che hai fatto…



Val di Mello - Precipizio degli Asteroidi - 1580mt - Parete Sud

OCEANO IRRAZIONALE
480 m (12 L ) - VII (6a obbl.)
Materiale. in via 2 spit e qualche chiodo, soste attrezzate su chiodi e cordoni. Portare 2 corde da 50 m, serie di friends e nut e maxi friends fino al n° 4 Camalot.

Il secondo tiro
Avvicinamento:  subito dopo il ponticello oltre il parcheggio sterrato prendere a sinistra una traccia nel prato; poco dopo si incrocia un bel sentiero in piano, andare a destra e subito a sinistra in salita. Seguire l'ottima traccia e gli ometti, attraversando il torrente abbastanza in alto. Una volta superato il bosco sopra il torrente, non  si può più sbagliare. Arrivati alla grande cengia erbosa risalirla fino a poter vedere la fessura, in prossimità di una grossa lama staccata ed un caratteristico albero dal tronco ad L.

Relazione: attacco originale: superare la lama e una placca di V fino alla prima sosta.
Attacco facile: portarsi al limite destro della lama, salire ad una cengia (IV) e traversare fino alla sosta.
Traversare a sinistra (6a+), e leggermente in salita, (spit martellato), scendere un metro e su erba e blocchi giungere alla sosta 2 (anelli con calata).
Salire al primo chiodo superando un muro erboso; raggiungere la fessura, sopra la quale (a sx) c'è uno spit vecchio. Seguire la fessura, (6a) prima appoggiata poi verticale fino alla sosta 3. (chiodi) Buone possibilità di proteggere con nuts e friends medi.
Da qui seguire la fessura per circa 15mt, con buone possibilità di protezione. Non considerare una sosta a spit sulla destra, ma continuare dritti, nella fessura che diventa camino improteggibile per altri 10mt fino ad un basello. Prendere una lama larga circa 1mt e risalirla (senza possibilità di proteggere) fino ad un masso incastrato. Prendere fiato, proteggersi con dadi piccoli nella fessura e risalirla fino ad una sosta vecchia e non buona, traversare a dx fino all'ottima sosta 4 su comodo terrazzino (6a), da qui ammirate bene la Tromba (e decidete se continuare o no, una volta partiti non potete più scappare in doppia...)
Salire verticalmente fino ad un chiodo con cordino. Prendere bene la lama (buoni appigli all'interno, ma ortogonali alla fessura) e traversare verso dx (si può anche incastrare ginocchio e braccio sx) superando 2 chiodi con cordino. Qui bisogna avere un camalot n°3,5 o meglio 4, oppure trattenere il fiato e puntare alla sosta 5 dentro una comoda nicchia. (6a+)
Se la Tromba, non vi ha "trombato", aggirate uno spigolo sporgente e superate i pochi metri che vi separano dalla sosta 6 (cordone su albero). Sono solo 10mt (6b), ma pieni di terra, indi difficili da fare in libera, ma ci sono 3 cordini che possono aiutare. Traversare a sx per 20mt (III) fino ad un'altro albero (sosta 7).
Il terzo tiro
Da qui seguire una serie di placche e camini senza percorso obbligato e senza possibilità di proteggere (V), per circa 130mt, fino ad una fessura verticale (sosta). Da qui l'orginale supera la fessura incastrando un ginocchio e richiede maxi friends (V+, VI), sostando in cima e poi traversando a dx (II) fino ad un grosso albero (sosta); si può anche andare a dx subito seguendo una serie di fessure, puntando direttamente all'albero (V+).
Da qui altri 100-150mt di placche erbose, saltini e canalini di III, IV e V grado ci portano alla sommità.

Discesa: dal piattone sommitale prendere a sx (faccia a monte) una traccia che porta alle placche dove si trova la prima delle doppie (le prime 3 sono spostate a sx), che riportano nei pressi dell'attacco.

Andate e fatemi sapere le emozioni che proverete.
Brizio

lunedì 28 maggio 2012

Più incerto di così è...difficile.


Era tanto che non mi capitava di rimanere a casa per un intero week-end nonostante delle buone previsioni del tempo...o meglio, a dire la verità penso non mi sia mai successo prima, ma è meglio mantenere il beneficio del dubbio e non permettere al mio IO di deviare verso sentimenti vittimistici. 

Penso positivo perchè son vivo, cantava Jovanotti alcuni anni fa, e perchè ho imparato qualcosa... tipo: non aspettare gli ultimi minuti della sera prima per cercare compagnia... ed ho fatto delle cose di cui necessitavo, come un po’ di sano riposo, che mancava da tempo, alcune faccende tra casa e giardino nonchè mi sono dedicato ad attività letterarie tra cui la lettura e la scrittura di queste righe.

Ma di cosa scrivere oggi dopo la breve introduzione? Dato che ho visto il Gran Premio di Montecarlo di Formula Uno perchè non scrivere un secondo post dedicato alle corse? Nei prossimi giorni seguirà la descrizione e le impressioni di una bella via di roccia salita qualche anno fa, per non deludere gli appassionati amici scalatori, ma oggi non avendo trovato nessuno cui dare e ricevere sicura vorrei scrivere cosa penso di questa gara e degli annessi e connessi.
Partiamo dalla 2° vittoria di Webber tra le strade del Principato, sotto gli occhi attenti del Principe Alberto e della bella Principessa Charlene.
Dopo aver guadagnato la Pole Position, nonostante sia stato battuto in pista dal vecchio “zio Mike”, (come lo chiamano alcune riviste specializzate), il buon Mark è riuscito a muoversi allo spegnimento delle luci rosse con accortezza e prendendo quei pochi metri di vantaggio che gli hanno consentito di voltare alla prima curva senza patemi. Dietro di lui si è formato un trenino che non si è modificato se non con il sorpasso ai box di Alonso ai danni di Hamilton durante l’unico cambio gomme.

A parte la partenza che ha visto Grosjean muoversi come una pallina in un flipper non c’è molto altro da dire, vista da fuori è stata la solita gara noiosa, senza emozioni e senza sorpassi. D’altra parte con i regolamenti attualmente in vigore e con i commissari che sembrano non vedano l’ora di dare ammonizioni e punizioni ad ogni gara, i piloti di punta non si buttano cercando di passare ad ogni costo, se non sono perfettamente sicuri di riuscire a fare un sorpasso pulito cosa che a Monaco è praticamente impossibile. Ne sa qualcosa Schummy che per un incidente occorsogli al gran premio precedente, (un tamponamento dovuto ad un’incomprensione con Bruno Senna, che qualche anno fa sarebbe stato classificato come normale incidente di gara), ha perso l’occasione di partire al palo oggi e magari di raggiungere Ayrton nel computo di 6 vittorie nella gara più atipica e allo stesso tempo bella del mondiale.

Detto questo veniamo al primo commento personale; non condivido la direzione presa negli ultimi anni dalla Federazione di voler verificare ed esercitare il pugno di ferro su ogni incidente o presunta scorrettezza. E’ vero che con la sicurezza non si discute, ma sono cresciuto pensando che i piloti di Formula 1 fossero i cavalieri del rischio, pochi uomini che riuscivano a spingere dei bolidi leggerissimi e con centinaia di cavalli al limite delle leggi della fisica. Invece ora ci sono strumenti e regolamenti che determinano quando e come si possa fare un sorpasso (DRS, tanto per citarne uno) ovviamente tutto interpretabile dai commissari, così i piloti che lottano per le posizioni di vertice non rischiano più un azzardo, come ieri  Alonso dietro ad Hamilton o Schumacher dietro a Raikkonen, non un tentativo serio, deciso, importante, perchè "se gli tocco la gomma, magari mi denunciano".

Passando all’analisi di quest’anno con 6 vincitori diversi in 6 gare non si può dire che il campionato non sia aperto e combattuto, almeno questo è ciò che sembra dire la classifica, in realtà la situazione è generata dalla compromesso che si deve cercare tra l’efficienza dell’auto e la strategia che ottimizza l’uso dei penumatici Pirelli. Fin qui non ci sarebbe nulla di nuovo, se non che 6 diversi vincitori sono dovuti al fatto che le gomme si comportano in modo diverso ad ogni gara e su ogni vettura, il che porta ad un terno all’otto ad ogni gara. Ora che a turno hanno vinto quasi tutti i top driver (mancano all’appello solo Button e Schumacher) e date le premesse precedenti non ci sarebbe da stupirsi se Jenson e “zio Mike” riuscissero ad arrivare davanti a tutti nelle prossime due gare.

Passando all’analisi dei rendimenti delle squadre, partiamo dalla Mercedes; l’approccio tedesco, fatto di pochi proclami, piccoli passi e obbiettivi precisi, sta iniziando a dare i suoi frutti.
Rosberg si dice certo di aver avuto la macchina migliore tra le stradine di casa, la pole del compagno di squadra lo confermerebbe. Schummy ha dimostrato che il piede, l’occhio ed il feeling con la velocità ci sono ancora, alla faccia di chi lo dava per finito ed addirittura molti suoi connazionali gli hanno suggerito di ritirarsi a fine stagione. Non sono mai stato un suo tifoso, ma non c’è dubbio che alla Ferrari fu l’anello che chiudeva il cerchio di una ottima e preparata catena, che guarda caso è stata ricreata nei box delle frecce d’argento (manca solo Todt...); questo unito al fatto che se non fosse stato in grado di combattere alla pari con gli altri il buon Michael non sarebbe tornato alle corse (rischiando di cancellare le sue glorie passate e confermerebbe anche la mia teoria che lo vide rifiutare di sostituire Massa dopo l’incidente in Ungheria del 2008, non perchè era dolorante al collo, ma perchè quella Ferrari non andava) mi da la convinzione che prima o poi non solo Schummy tornerà sul podio, ma anche a vincere e magari nei prossimi 1-2 anni a lottare nuovamente per il mondiale.

Continuiamo con la Ferrari, che si salva solo grazie ad un redditizio Alonso, che se non dovesse aver paura delle punizioni dei commissari, già altre volte avrebbe potuto fare di più. Si salva grazie a lui perchè la macchina è così così, a volte ci azzeccano a volte no e qui non ho ancora capito se è per via del rendimento delle gomme o per problemi nella scelta del setup e della strategia di gara, lo vedremo, spero, nelle prossime gare.

Detto questo non ci aspetta altro che vedere chi vincerà in Canada, Schummy ha detto oggi, che secondo lui la Mercedes andrà bene e che se lui riuscirà ad avere una gara pulita senza intoppi potrà giocarsi il podio. Vedremo.

mercoledì 23 maggio 2012

Il paese delle meraviglie


Qualche settimana fa sono tornato in Svezia per lavoro ed ho ritrovato lo stesso ambiente e le stesse sensazioni che mi portarono a scrivere le righe seguenti qualche anno fa.


Quante volte hai immaginato il paese delle meraviglie?
Probabilmente decine, se non centinaia…o almeno questo è quello che è capitato (e capita ancora) a me, ma partiamo dall’inizio, più o meno…

Prima di iniziare a parlare sognavo un mondo e una vita fatta di latte materno, calore e sonno, tanto sonno.

Poi ho iniziato a camminare, a girovagare per il mondo e ho potuto assaggiare qualcosa di diverso rispetto alle solite pappe e frullati e allora ho sognato una vita di dolci e giocattoli da lanciare in ogni dove, nonché innumerevoli pareti da poter colorare.

Dopo un po’ di tempo mi insegnarono a leggere e far di conto e iniziai a pensare che il mondo avrebbe dovuto essere pieno di mattoncini da montare e smontare nonché piccole automobili che imitassero quelle che vedevi sfrecciare veloci dal finestrino della lentissima utilitaria dei miei.

Norrkoping, municipio.
Quando iniziai a vedere dei cambiamenti evidenti nel tuo corpo, dai bicipiti che tutto ad un tratto si gonfiarono, fino ai peli che te me ritrovai negli angoli più impensati, passando per delle sensazioni strane e imbarazzanti quando vedevo foto di donne un po’ svestite, iniziai a pensare che il mondo doveva essere fatto solo di belle ragazze da portare al cinema, da baciare e chissà quali altre fantasie…ovviamente ci doveva essere il posto anche per l’amata vespa e quella sfera a chiazze pentagonali che se non stai attento ti travia al punto da dimenticare ogni altra cosa.

Poi diventai grande, lessi libri impegnati e il mio cervello incontrò pensieri di ogni genere e allora avrei voluto che il mondo fosse fatto di pace e amore, avrei voluto innamorarti di una splendida fanciulla e avere la possibilità di non lavorare mai, bensì girovagare per il mondo per conoscere tutti gli abitanti e gli ambienti della nostra madre Terra, perchè mi sentivo un cittadino del mondo e sognavo il villaggio globale dove tutti avessero tutto, ma non fossero nessuno.

Dopo qualche anno conobbi meglio il mondo e mi accorsi che ciò che sognavo poco tempo prima non era realizzabile perchè non tutti si vogliono bene e andare d’accordo è difficile. Non potevo andare dove volevo e quando volevo, perchè per viaggiare mi servivano (e servono) i soldi e per averli avrei dovuto lavorare e il mio capo non sempre mi accordò le ferie… 
Capii anche che far sì che tutti stiano bene e abbiano ciò di cui hanno bisogno è difficile se non impossibile e che la ragazza dei miei sogni forse non esiste e che a volte devo guardarmi dagli amici perchè anche loro possono tradirmi.
Norrkoping d'inverno
Ed allora iniziai a pensare che non esista un posto giusto dove vivere, mi sembra di pagare delle tasse ingiuste per il nulla (o quasi) che lo Stato mi da’ in cambio, ma non posso fare nulla per cambiare le cose. 
Ha letto le storie di chi ha dato la vita per poter avere democrazia e pace e penso che quei sacrifici sono stati inutili, perchè i politici vivono come sulla luna e non si accorgono delle reali difficoltà che milioni di persone affrontano quotidianamente.

Poi un giorno il mio capo mi dice che devo andare in un paese del nord Europa e ricordando i bei tempi delle scuole superiori, quando facevo del turismo culturale, anche se un po’ forzato, penso che potrebbe essere una buona occasione per visitare una grande e famosa capitale, anche perchè il viaggio è pagato e un week-end in ostello me lo posso permettere.

Pianifico il viaggio, prenotando l’auto a noleggio che mi permetterà di vedere qualche panorama, così dopo un paio di giorni di lavoro mi ritrovo da solo al volante di una media vettura tedesca, con la quale inizio a viaggiare verso sud.
Il cielo plumbeo sopra di me non illumina nel modo che meriterebbero gli sconfinati prati, il cui verde sembra essere il più lucente che io abbia mai visto. Gli stessi prati sono contornati da estese foreste miste di conifere e caducifoglie, il tutto immerso in un paesaggio lacuale difficile da immaginare tanto ispira grandezza e tranquillità allo stesso tempo, ma il bello deve ancora venire.
Già perchè dopo svariati chilometri durante i quali incontr solo alcune auto e pochissimi pedoni arrivo in una città con pochi semafori e tante rotonde, un bel po’ di mezzi pubblici e tantissima gente per le strade con innumerevoli biciclette.
Stoccolma, una delle piazze
Restituisco l’auto e sperimento degli autobus che dire puntuali è un eufemismo.
Mentre sono in uno dei viali pedonali mi accorgi che le ragazze intorno a me sono tutte bellissime, parlano una lingua complicata, ma far conoscenza non è difficile anche perchè il saluto dei più chiusi e riservati è un “Hei” che mi sveglia, mentre i più aperti e socievoli mi lanciano un doppio “Hei Hei” che mi dice che possiamo fare amicizia ed un sorriso a 32 denti non fa altro che aumentare una sensazione di confidenza mai provata in precedenza.

Mi muovi sereno in una grande città da quasi due milioni di abitanti, ma senza traffico caotico e senza grattacieli, dove il verde domina in mezzo ai variopinti colori di vecchi palazzi che danno un sapore antico a ciò che mi circonda, ma il cellulare in mano a quasi tutte le persone che incontri, mi ricorda che sono in uno dei paesi più avanzati del mondo.
Compro una guida e apprendo che lo stato sociale da me tanto sognato qui è una realtà. La povertà non esiste più, le tasse sono alte, ma non ci sono code agli uffici pubblici e gli ospedali non finiscono in tv, se non per scoperte degne di nota.

Mentre cammino per strade grandi e piccole, incontro gente di tutte le razze e di tutti i colori, ma mai provo disagio o paura, anzi i tanti idiomi rafforzano l’idea di pace e serenità che i sorrisi delle persone mi trasmettono.

Il Vasa, il veliero affondato all'inaugurazione
Dalle pagine che leggi apprendo che ogni cittadino ha a cuore il bene comune e che ama l’ambiente in cui vive molto più di quanto io possa immaginare e i politici, controllati in modo lungimirante da un re saggio, agiscono per il bene della comunità in ogni legge che discutono e a volte riescono a tramutare una gran figuraccia, come l’affondamento dopo appena un chilometro dal varo, della più grande nave da guerra mai costruita (il Vasa!), in un bellissimo museo, dove un maestoso vascello restaurato in ogni particolare è visitato da milioni di persone ogni anno.

Sembra impossibile che un posto così esita, vero? Eppure c’è, si chiama Svezia.
Ho girato per Stoccolma per giorni, ho visitato velocemente Uppsala e Norrkoping, visto le sue grandi pianure e i suoi grandi laghi, conosciuto la sua gente e mi è balenata l’idea che forse varrebbe la pena di provare a vivere in questo grande paese del Nord Europa…

Ora sto sorvolando le Alpi e la coltre bianca che ricopre cime e valloni mi ricorda che l’inverno è appena passato e nei prossimi fine settimana mi attendono nuovi incontri e nuove escursioni sulle mie montagne e che nonostante i lati negativi di istituzioni e persone, da molti l’Italia è considerato uno dei più bei paesi al mondo…

Le Alpi dal Campo dei Fiori


 p.s. tutte le foto sono mie.