lunedì 4 febbraio 2013

Val Formazza, il Diedro



Sul filo del rasoio
(o forse oltre...)

Qs è un racconto che ho scritto dopo una delle mie prime esperienze su cascata, qui trovate la relazione: Val Formazza, Cascata del Diedro.


Al bar ci hanno detto che la prima sosta è a circa 60 metri, probabilmente non riusciremo a raggiungerla, ma non è un problema, faremo una sosta intermedia.
Assicuro Gio in vita, ed appena parte mette una vite. La sua progressione è sicura, senza intoppi; quando decide di chiodare pianta bene una picca e vi si appende con una longe.
Le difficoltà che supera non sono banali, ma Gio non dà segni di stanchezza e continua sicuro. Vedo che su uno dei puntali ha sistemato un anello di cordino rosso. Si ferma, si appende su questo cordino ed inizia ad avvitare.

Qualche istante dopo il cordino si apre... il chiodo è dentro di un paio di giri... Gio non è in equilibrio sui ramponi, mi preparo allo strattone... sudo freddo, il primo chiodo è una decina di metri più sotto... sembra ci sia una mano che lo tiene su... finisce di avvitare e rinvia, pericolo scampato. Il divertimento è appena iniziato!

Il ghiaccio si appoggia un poco, ma la corda sta per finire. Il nodo in coda a quella da 50 metri è molto vicino. Faccio qualche passo e guadagno un paio di metri, ma Gio ha solo un chiodo e non vede la sosta. Lo avviso che fra un attimo sarà su una corda sola. Con qualche parolaccia esprime il suo disappunto, ma un attimo dopo riprende. Rinvia un'ultima volta e finalmente vede la sosta. Mi chiede 4-5 metri ancora, vedo il capo della corda che si avvicina verso di me, siamo al limite anche con questa.
Non so più che fare... devo arrampicare con il mezzo barcaiolo teso in vita, usando una piccozza sola e nel modo più veloce possibile: Gio sta facendo un traverso su verglass e turf...

I secondi passano lentissimi, ho fiducia in Gio, l'ho visto salire molto bene prima, ma la situazione non è affatto bella.

Finalmente arriva il “molla tutto” liberatorio e tiro il fiato: due metri sotto di me c'è il primo chiodo, il capo della corda vecchia è in alto una decina di metri e scende verticalmente dall'ultimo rinvio prima del delicato traverso finale.

Per un attimo mi domando cosa sarebbe successo se... non è importante, è andata bene, fra poco toccherà a me.

Gio mi dà il comando e parto; mi accorgo subito che qualcosa non funziona, i ramponi non mordono bene il ghiaccio, sto salendo solo di braccia. Mi rendo conto di arrampicare male, ma non riesco a trovare la concentrazione per farlo meglio... dopo pochi metri sento le mani che iniziano a farmi male.  Con la sinistra non riesco più a tenere saldamente la picca e quando lancio colpisco il ghiaccio con tutto meno che con la becca.

Ad un tratto... sbaglio un movimento, una picca esce e vado giù.
Non so quanti metri faccio, sicuramente di più di quelli che mi aspettavo... ricordo che Gio aveva detto che la sosta non era affatto buona: deduco che per non sovraccaricarla ha lasciato un po' di lasco. Un attimo dopo mi grida che devo fare il possibile per non cadere.

Riparto, arrivo ad un altro chiodo, ma la parete è verticale, non riesco a progredire.
Mi fermo a riposare.
Ho davanti delle canne d'organo di colore azzurro, le tocco, sono freddissime. Ho le mani doloranti, non riesco più a lanciare le picche in un modo decente... se cado un'altra volta metto a rischio la mia vita e quella di Gio.
Una voce mi chiede chi me lo fa fare...non so cosa rispondere, o meglio evito di rispondere dicendomi che devo pensare solo a salire!
Provo a ripartire, faccio qualche metro e cado nuovamente, mi assale lo sconforto.
Grido a Gio che non ce la faccio più. Grido inutile, la risposta è scontata: “Devi salire!”.

Respiro profondamente, mi appendo e riposo. Il tempo passa inesorabile, mi calmo e tento di recuperare la concentrazione.
Dopo qualche minuto riparto ancora...è solo un metro...due passi, sono fuori.

Il pendio alla mia sinistra è appoggiato, ma la corda mi tira verso destra, non ci sono più chiodi, ora vedo anche Giovanni. Mi dice di venire su senza cadere, altrimenti… pendolo di 10 metri ed un muro verticale con degli speroni di ghiaccio è pronto ad accogliermi. Tutto questo nella migliore delle ipotesi, potrebbe anche saltare la sosta... meglio non pensarci.

Faccio il traverso ed arrivo da Gio. Non è ancora finita. Dobbiamo scendere.
Prepariamo la discesa ed inizio la doppia, facendo il possibile per non appendermi: la sosta è peggio di ciò che immaginavo. Una quindicina di metri sotto di noi una sosta sicura... è fatta!

Mi autoassicuro e blocco le corde per Gio che delicatamente mi raggiunge. In pochi minuti siamo fuori dai guai, vicino agli zaini.

Mentre sistemiamo il materiale ci domandiamo perché facciamo queste cose, perché ci cacciamo nei guai... non lo sappiamo nemmeno noi!

Per il piacere che provoca l'arrampicata, per il gesto stesso...
Oppure per la voglia di arrivare in cima...
O ancora per lo sprone insito in noi che ci porta a volerci migliorare continuamente per cui scegliamo sempre cose al nostro limite o addirittura oltre come oggi.
O forse per qualcosa di ancora meno comprensibile, che è la necessità di crearsi dei problemi, di mettersi alla prova e ricorrere a tutto noi stessi per tentare di uscirne portando a casa la pelle, rovinandola il meno possibile...

Non lo so, dopo diversi anni di scalate non lo so ancora, e non so se un giorno riuscirò a capirlo. Una cosa è certa: fra 6 o 7 giorni, meteo permettendo, saremo di nuovo in ballo, forse non proprio sul filo del rasoio come questa volta, ma sicuramente non molto lontani.


Brizio

Val Formazza, l'Anfiteatro

E' un po' di tempo che non pubblico post, non per malavoglia, ma perchè sto aspettando di poter migliorare qs blog facendolo diventare un sito o qcs di simile, ma dato che i tempi si stanno dilungando riprendo a mettere on line foto e articoli, qs'oggi vi propongo una serie di foto scattate Sabato 2 Febbraio sulla cascata L'Anfiteatro, di cui potete trovare una dettagliata relazione su Gulliver: Val Formazza, Chiesa, Anfiteatro ed un racconto scritto dopo una delle mie prime cascate su una cascata vicina, Il Diedro, buona lettura....

Il cielo è coperto, ma non fa troppo freddo, ci muoviamo dal parcheggio.







Avvicinamento nel bosco, sopra la pista di fondo davanti all'abitato di Chiesa



Adrian sul 1° tiro, placche appoggiate....



Adrian mi recupera a spalla alla base del primo muro


Adrian attacca il 2° tiro...


... mentre Gas ed Alex, che hanno aggirato il 1° tiro ravanando nel bosco mi raggiungono
Adrian è quasi in sosta, così il Doc può iniziare a salire
Dopo aver superato un delicato 3° tiro, recupero Adrian....

...prima di un bel, ma delicato passaggino su 1cm di ghiaccio...




Condizioni "patagoniche"...... (foto by Adrian Freire)
Nella neve fonda raggiungiamo il 2° muro (foto by Adrian Freire)
Alla fine di un ripido e faticoso, ma bellissimo muro, siamo in cima

Iniziamo la discsa che ci porterà a terra al buio... (foto by Adrian Freire)
Il "guerriero" spagnolo, sembra non aver fatto alcuna fatica... (foto by Adrian Freire)
...ma i segni di una lunga giornata finita a notte fonde ci sono tutti..... (foto by Adrian Freire)

Grazie al mio socio Adrian e agli altri 2 amici Alex e Gas e ricordatevi sempre la.... FRONTALE!!!!!!

Brizio











lunedì 26 novembre 2012

L'anno degli addi

E' finito anche il Campionato del Mondo di Formula Uno, dopo quello delle MotoGP.



Vettel e la Redbull
Entrambi hanno visto trionfare un giovane pilota, già campione del mondo l'anno precedente (Vettel e Lorenzo), ma entrambi hanno visto l'abbandono di 2 campioni di cui tanto si è parlato e di cui tanti appassionati sentiranno la mancanza.
Lorenzo e la Yamaha









Nella MotoGp Stoner è già passato alla storia x essere stato l'unico a portare al vertice la Ducati ed ancora tanti non si spiegano come sia potuto accadere che in 2 anni lui abbia vinto gare e titolo con la Ducati e Valentino sia riuscito a racimolare solo qlc podio, ma oltre a qs di certo rimarrà per essersi ritiraro all'età di 27 anni nel pieno delle sue potenzialità.
Stoner campione con la Honda
Stoner campione con la Ducati
Non farò commenti sul perchè un giovane pilota possa decidere di non fare più (o almeno per il momento) ciò che ha fatto da quando è nato, un po' perchè diversi giornalisti e bloggers hanno già scritto fiumi di parole, un po' perchè noi da qui non potremo mai sapere i veri motivi ed in ogni caso questi stessi affondano nel profondo del suo animo, del suo cuore e del suo cervello, pertanto sono estremamente personali.


La Formula Uno vede il secondo e definitvo ritiro di un altro campione, Michael Schumacher, detto il Kaiser.
Ieri sera ho potuto leggere alcuni articoli sulla sua carriera, ne ho trovato 2 molto belli.
Quello pubblicato da F1grandprix, descrive la sua storia agonistica, mettendo in risalto le gare più importanti ed è molto preciso come di consueto, lo trovate a qs link:
thank-you-goodbye-michael

Il casco dell'ultima gara di Schummy
Mentre quello che più mi piace è stato pubblicato da blogf1.it ed è meno analitico ma più emozionale (e non è un caso che sia firmato da una donna...) e lo trovate qui:
life-is-about-passions-thank-you-for-sharing-mine

Il titolo dice già tutto, ed è la scritta che Michael ha portato sul casco nella sua ultima gara.
Vi invito a leggerlo perchè è breve, ma appassionante.


Chi mi conosce sa che non sono mai stato un accanito fan del tedesco, perchè pur gareggiando per la più prestigiosa squadra italiana non ha mai imparato bene l'italiano, perchè sembrava non voler mai accettare un confronto alla pari con un compagno di squadra potenzialmente vincente quanto lui e perchè forse aveva usurpato la memoria di Senna vincendo il titolo nel 1994, anno della morte del brasiliano. Il ritorno alle corse dopo 3 anni di stop mi ha mostrato che molte delle cose che pensavo di lui erano un po' distorte, se non sbagliate.

Non ho mai negato le sue doti di pilota (tecniche e velocistiche), ma non mi è stato mai simpatico, ho sempre preferito i piloti di cuore, tipo Villenueve, Mansell, o quelli che si emozionavano tipo Senna e Hakkinen. La sua sfida di qs ultimi 3 anni ha dimostrato che è tornato per pura passione, la passione per le corse, per l'adrenalina che ti scorre nelle vene, per la voglia di primeggiare che lo ha portato a inanellare una serie impressionante di record ma non tutti possono essere simpatici allo stesso modo.

Dopo la Pole Position a Monaco
Difatti Schummy non è passato alla storia delle corse come il pilota più corretto, ma qs'anno con la Pole a Montecarlo ha dimostrato di saperci fare ancora, perchè fare il miglior tempo nelle stradine del principato non lo si fa per caso, lo si fa solo se si ha il giusto senso della velocità, ma anche il cuore più grande che ti porta a sfiorare muretti e guard rail a oltre 250 km orari e farlo a 43 anni contro i ventenni e contro tutti coloro che gli davano del finito non lo si fa per caso.

Di certo avrebbe meritato una macchina migliore, ma pur sapendo che la situzione sarebbe stata difficile e avrebbe potuto essere criticato è rientrato e non solo, ha anche condiviso la macchina con un talentuoso Rosberg che ha sempre dichiarato di volergli stare davanti perchè essere più veloce di un 7 volte campione del mondo con la stessa auto vale più di una vittoria.
Qs suo voler rientrare, voler correre ancora e onorare fino in fondo il contratto triennale con la Mercedes (pur avendo le evidenze che non avrebbe mai potuto lottare nemmeno per il podio) mi ha fatto ricredere sul suo lato umano, sulla sue scelte, per esempio la storia ha dimostrato che è la Ferrari a volere avere un solo pilota con cui puntare al titolo, al contrario di come hanno sempre fatto McLaren, Williams e anche Redbull (in qlc modo...), quindi forse non fu volere del tedesco di avere accanto Irvine e Barrichello.

Gli ultimi km su una Formula Uno
E' sempre una buona cosa rileggere i fatti da altri punti di vista per avere una migliore comprensione.
Forse l'errore di Michael è stato quello di voler lasciare la Ferrari e la Formula 1 allo stesso tempo, ma anche qui forse non è stato un errore, ma l'evidenza di un comportamento umano, forse nel 2006 il tedesco credeva fermamente nel volere smettere con le corse e nel suo legame a vita con la Rossa, tant'e vero che per metà 2007 ha fatto il consigliere di Todt, ma poi qcs è cambiato ed è andato via.

La passione era così tanta ed è rimasta tale che quando l'amico Brown gli ha sottoposto il progetto Mercedes, l'idea di correre e tentare di vincere con una squadra tutta tedesca è passato sopra ogni senso di ragionevolezza e se ne è infischiato di ciò che avrebbero scritto (e hanno scritto) i detrattori, che non hanno mai guidato un prototipo da Formula 1... certo chi vince ha sempre ragione, ma anche il cronometro è un giudice giusto, obiettivo e indiscutibile e il cronometro ha dato ragione al Kaiser, il pilota c'era anche qs'anno, come nel 2006 o prima, ma in qs anni con le gomme tutte uguali, con i test bloccati al minimo e con la regola indegna del DRS, o imbrocchi la macchina migliore durante l'inverno o non vinci, come hanno ben dimostrato Alonso e la Ferrari.

L'addio

Per finire andate a leggere il suo scritto dopo l'ultima gara:
End of a stunnig F1 career
Rende bene l'idea della passione che ha ancora...



Quindi onore ai vincitori, ma onore anche ai fieri combattenti, degni eroi dei tempi moderni.


Brizio

martedì 11 settembre 2012

In ricordo di Monica.

Il 10 Settembre 2006, dopo una splendida gita che la portò al Rifugio Regina Margherita, un brutto incidente ci privò per sempre della presenza della nostra amica Monica.
Diverso tempo dopo l'incidente scrissi la favola che segue, che ora desidero pubblicare, non per mio vezzo, ma per rendere a lei la dovuta memoria.





La Principessa e il cavaliere solitario

In un piccolo paese di pianura, in un fresco giorno d’inverno, nacque una fanciulla dai lunghi capelli rossi e dallo sguardo vivace. Era di nobili origini e la piccola sarebbe dovuta divenire una principessa, ma la sua famiglia da anni non viveva più nell’agiatezza e gli era stato persino tolto il titolo nobiliare.
Il papà della nostra Principessa, in effetti, di nobile aveva ben poco; aveva sperperato la sua eredità e diverse volte si era comportato male con la consorte, al punto che fu allontanato da casa.

Per questo ed altri motivi, la nostra Principessa non aveva avuto un’infanzia felice, ma fin da piccola aveva dimostrato una forza d’animo e un’intelligenza non comuni. Queste qualità le avevano permesso, pur se con enormi sacrifici, di completare gli studi ed entrare alla corte di un nobile come esperta della tesoreria.
Era precisa e affidabile nella stesura dei bilanci, tanto da guadagnarsi in poco tempo la fiducia del nobile, che le affidò anche la raccolta delle decime presso i fattori che vivevano intorno al castello.

La nostra Principessa era stata più volte invitata a stabilirsi all’interno della corte, in cima ad una collina che si ergeva sulle sponde di un grande lago contornato da bellissime montagne, ma lei era uno spirito libero, poco incline ad essere rinchiuso in un pur bellissimo castello.
Per anni fece avanti e indietro giornalmente dalla sua casa natale, prima a piedi o sfruttando i numerosi carri dei mercanti che portavano le masserizie alla corte, poi in sella ad un bel cavallo che aveva potuto acquistare a buon prezzo dal nobile per cui lavorava.
Con il passare del tempo si innamorò dei luoghi attorno al castello e prese a girovagare per le montagne divenendo, in breve, esperta nel percorrere foreste e creste, nonchè nell’esplorazione delle numerose grotte. Con molta fatica decise di allontanarsi dall’amata mamma e di stabilirsi non molto lontano dal castello.

Nessuno conosceva le sue nobili origini, ma tutti immaginavano che ci fossero perchè si comportava proprio come una principessa.
Pur rispettando i voleri del nobile, per conto del quale riscuoteva le tasse, si faceva ben volere da tutti per i modi garbati e per la bontà di cui era capace di fronte alle difficoltà di chi incontrava.
Non era difficile vederla dare piccoli doni alle famiglie in difficoltà, far giocare i bimbi delle case vicine o accogliere, nella sua piccola dimora, i forestieri di passaggio.

Un giorno, nel suo peregrinare per i monti, incontrò un cavaliere solitario, anche lui dedito all’esplorazione della natura.
Il cavaliere percorreva le foreste e le valli, ma si divertiva ancor di più a raggiungere la cima di montagne sempre più alte; fin dove poteva a cavallo e poi a piedi inerpicandosi sulle roccie e sui pendii innevati.
I racconti dello sconosciuto cavaliere di mirabolanti avventure, di meravigliosi paesaggi e dell’incredibile divertimento offerto dal percorrere le montagne imbiancate di neve, spinsero la nostra intraprenedente Principessa ad aggregarsi a lui per alcune escursioni.
Lui la portò in posti mai visti prima e si divertirono moltissimo percorrendo valli e crinali ricoperti di quella polvere bianca quasi magica, ma altrettanto insidiosa, perchè a volte grandi cumuli potevano staccarsi dai ripidi pendii e rovinare a valle travolgendo ogni cosa.

Trascorrendo molto tempo insieme, i due impararono a conoscersi, condividendo tutte le gioie e le difficoltà che la natura proponeva loro e il cavaliere si innamorò di lei.
In una fresca sera primaverile il cavaliere ebbe l’idea di invitarla fuori a cena; la nostra Principessa aspettava da tempo l’invito, ma allora i rituali erano molto rigidi e non era usuale che una donna facesse il primo passo. Lui pensava ad una sera galante presso uno dei più bei castelli dove aveva prestato servizio, ma lei lo sorprese portandolo sulla cima di una piccola montagna, non molto lontana da casa, per cenare a lume di candela sotto una roccia, riparati da un forte temporale.

Di certo la sua apertura nei confronti del cavaliere facilitò il corteggiamento e abbreviò i tempi necessari alla conquista del cuore di lei. Si instaurò subito un bel rapporto basato sulla fiducia reciproca, sulla disponibilità di entrambi e sulla comune passione per l’esplorazione della natura.
Il vicino lago li vide più volte giocare nelle proprie acque e mandò alcune belle immagini, che mostravano quanto i due stessero bene insieme, ad un’enorme e bellissima montagna che li guardava dall’alto delle sue cime. La montagna non era molto lontana dal lago e dai boschi dove i due vivevano e questo permetteva loro di ammirarla.
Quasi ogni giorno, a parte quando c’era brutto tempo, in particolare di mattino presto e di sera, quando i pendii ghiacciati si dipingevano di rosa, i due giovani rimanevano ore ed ore, accoccolati vicino ad un fuoco, a contemplare le sue forme, sognando un giorno di avvicinarla tanto da poterla toccare. Diverse volte i due innamorati esplorarono le sue pendici cercando la strada migliore per salire verso le sue numerose vette.

Un bel giorno il cavaliere scoprì un sentiero ben marcato che sembrava condurre in alto; spronò il suo destriero e corse velocemente verso la casa della nostra Principessa.
Meticolosamente organizzarono tutto il materiale e il cibo necessario per stare lontani da casa diversi giorni. Erano fiduciosi, ma anche certi che non sarebbe stato facile progredire in salita, perchè non sapevano quali difficoltà avrebbero incontrato e dovevano stare molto attenti.

Partirono di buona ora e si portarono abbastanza in alto, fino ad entrare nel regno delle nevi perenni. Erano accompagnati da un bellissimo sole e la montagna continuava a chiamarli, come se ci fosse una magnetica e misteriosa forza che li attraeva verso la cima. Erano contenti di essere lì insieme e stavano molto bene sia fisicamente che mentalmente; i loro cuori erano uniti da un affetto ed un’attrazione reciproca molto forte e stavano godendo di panorami e clima forse irripetibili.

Decisero di fermarsi ad una giusta distanza da una bella piramide rocciosa, che indicava l’inizio vero e proprio della salita. Passarono delle bellissime ore preparando tutto il necessario per la cena e la notte, montando la loro tenda poco lontana dalla pista ben tracciata che conduceva verso l’alto. Riposarono in maniera invidiabile anche a livello del mare pur essendo diverse migliaia di metri più su, ma si sa che quando si sta bene e si ha il cuore contento tutto diviene più facile, persino dormire in tenda e sulla neve. Di buon mattino, quando il sole non aveva ancora iniziato a riscaldare la fredda aria delle alte quote, ripresero il cammino.

La nostra Principessa si affidava completamente al suo cavaliere, che la guidava con sicurezza e attenzione, misurando ogni singolo passo sia nella velocità che nella direzione.
Al sorgere del sole, i brillanti raggi della stella illuminarono il viso della nostra Principessa, e tutto attorno iniziò a colorarsi e a svegliarsi dal torpore della notte. In poche ore arrivarono sulla cima e di lì ebbero la possibilità di ammirare quanto erano belli i posti in cui vivevano e quanto fossero fortunati. Dopo un giusto riposo iniziarono la discesa che in poco tempo li avrebbe riportati, tramite l’itinerario di salita, a casa.

Nel momento dell’ultimo saluto alla montagna, essa li richiamò entrambi a sè, come se fosse gelosa di quelle due belle anime e non volesse che altri ne potessero gioire.
Il Grande Spirito disse alla montagna che non poteva trattenerli entrambi, perchè avevano un compito da portare a termine nei loro luoghi di origine e che avrebbe dovuto scegliere.
Egoisticamente la montagna scelse la migliore delle due, l’anima buona della nostra Principessa e lasciò andare il cavaliere.
Lui non ascoltò la voce del Grande Spirito e nemmeno le dolci parole della montagna, perchè l’amore che provava per la sua Principessa era così forte che non accettava l’idea di vivere senza di lei.

La montagna mandò un messo a prendere l’anima della nostra Principessa; era vestito di bianco ed era freddo come il ghiaccio. Nonostante fosse circa cento volte più grande di lui, il cavaliere ingaggiò un durissimo duello con quell’essere venuto dal profondo.
Pur conoscendo le migliori tecniche e pur avvalendosi dell’aiuto di alcuni cavalieri, casualmente passanti di lì, dopo alcune ore di dura battaglia dovette arrendersi, perchè il confronto era impari.
Con il cuore ormai svuotato di energie e colmo di tristezza dovette lasciare andare la sua Principessa.

Al suo rientro a valle, i familiari e gli amici portarono a lui doni e amicizia nel tentativo di colmare il vuoto lasciato nel cuore dalla sua Principessa.
A nulla valsero il conforto portato dall’intera corte e l’affetto anche dei parenti di lei.
Solo il sorriso di alcuni bimbi e il loro ricordo della nostra Principessa leniva un poco l’immenso dolore del cavaliere.
Si racconta che persino i due destrieri, sconvolti e disorientati, fuggirono dai quei luoghi alla ricerca della loro amica ormai lontana.

Le cronache del tempo dicono che il cavaliere con molta fatica riprese ad esplorare le montagne che gli avevano regalato la gioia di incontrare la nostra Pincipessa e con ancor più fatica tornò a sorridere e gioire, ma soprattutto visse anni nel tentativo di capire quale era il compito da assolvere, cui fece riferimento il Grande Spirito nel momento in cui impose alla montagna la scelta.

Nessuno sa come morì, la leggenda vuole che un giorno, la nostra Principessa tornò a prendersi il suo amato cavaliere e vissero insieme e felici per l’eternità, cavalcando negli spazi infiniti di mille altri mondi.

Brizio

domenica 12 agosto 2012

Caro Valentino, avrai le tue buone ragioni, ma non sono d’accordo....


Valentino ai tempi del 1° ingaggio in Yamaha 
Avevo in mente di scrivere un’altro pezzo sul Motomondiale da diverse settimane, ma mi ero ripromesso di aspettare il GP di Laguna Seca, e quindi metà stagione per darvi il mio personale commento sul campionato in generale, ma in particolare su Valentino e la Ducati che sono i personaggi che seguo con maggiore interesse.
La scadenza a fine anno del contratto tra Valentino e la Ducati ha portato, ovviamente, a tante chiacchiere e illazioni su chi, cosa, come, quando e perchè di un possibile proseguimento nonchè del previsto divorzio. Avevo in mente il mio personale commento prima dell’ufficializzazione delle scelte, che avrebbero dovuto essere annunciate alla fine dello stop estivo, ma alcune fughe di notizie hanno imposto a Ducati e Yamaha di affrettare i tempi.
Avrei voluto esprimere il mio punto di vista sui pro e contro di ogni possibilità e aspettare per vedere se avessi avuto ragione oppure no, ma alcune trasferte di lavoro consecutive, mi hanno tolto il tempo per riflettere e scrivere, così eccoci con Rossi che molla la Ducati per tornare con la casa dei tre diapason.
Nel mio precedente articolo era evidente un mia propensione per un proseguimento della collaborazione tra il più titolato dei piloti e la più particolare delle case presenti sia nel mondiale che sul mercato, perchè il più forte di tutti è italiano (il che mi interessa relativamente, ma di qs parleremo un’altra volta...ma mi piace assai che parli la mia stessa lingua) e la Ducati anche...
perchè la Ducati non è mai riuscita a imporsi in maniera stabile e pensavo che le doti di collaudatore del Dottore avrebbero potuto portare ad un salto di qualità, ma qs non è avvenuto...nel frattempo è arrivata Audi che ha dichiarato a chiare lettere che oltre ad aver comprato l’azienda di Porgo Panigale x avere un valido mezzo a 2 route da affiancare agli ottimi modelli a 4, vuole perseguire i suoi obiettivi di vendita rendendola vincente nelle corse, e per fare questo ha messo sul piatto diverse centinaia di milioni di euro, ma tutto ciò non è bastato a convincere Rossi a restare, perchè?
Si è scritto molto in qs due anni, c’era chi li dava divorziati in casa già a Novembre 2010, dopo il primo test dove Vale si era preso 2 secondi da Stoner al primo assaggio in Honda, c’era chi (come me) ci ha creduto e ha continuato a crederci fino a ieri, ma alla fine hanno avuto ragione i pessimisti.
Da subito è stato evidente che la moto necessitava di una rivisitazione profonda, forse era vero che la scelta tecnica del telaio in tubi con il motore portante fosse arrivata al capolinea, di certo Vale lamentava da subito una mancanza di grip sull’anteriore che non gli dava fiducia nell’entrata in curva, non rendedogli possibile un frenata corretta e sicura ed un conseguente inserimento veloce e redditizio e la gran potenza del motore comunque non bastava a recuperare il tempo perso, perchè penso sia noto che nelle gare, sia a 4 che a 2 ruote la velocità serve maggiormente in curva che non in rettilineo (se non per effettuare i sorpassi, ma se esci bene -leggi veloce- dalla curva prima hai già fatto l’80% del lavoro).
Un amico, tecnicamente più esperto di me, mi disse che il problema forse era dovuto al baricentro alto della Ducati che legato alla statura di Valentino peggiorava ulteriormente la mancanza di grip.
A Laguna Seca prima di cadere
Forse era l’uno e l’altro o forse ancora qualcos’altro, di certo non si può dire che la Ducati abbia lesinato sforzi. Dopo un primo anno interrogatorio, il team di Preziosi, ha cambiato tutto e ha progettato in 3 mesi una moto nuova con telaio perimetrale e portante, difatto copiando le giapponesi, accantonando le scelte tecniche che rendevano la Ducati, diversa ed originale ed andando a fare qcs che non aveva mai fatto prima e del quale non era assolutamente esperto. Pur così ha messo i suoi piloti nella condizione di gareggiare dignitosamente, ma di certo non a livello che 2 campioni del mondo meritano, ma non si può dire che non abbia profuso il massimo impegno per assecondare i voleri del dottore e per inseguire la vittoria che è l’unica cosa che interessa ad un team come Ducati.
Valentino da parte sua ha dimostrato in più occasioni di non essere un fermo, pur andando piano nelle qualifiche alla fine in corsa otteneva sempre il miglior piazzamento tra le Ducati e in diverse occasioni è andato a girare sui tempi di Stoner, Lorenzo e Pedrosa, ma non si è visto perchè pagava il gap rimediato in qualifica. Qs rende evidente che il pilota c’è ancora e che la moto e la squadra non sono proprio così scalcinate come sembrano dire i risultati, ma alla fine solo chi vince ha ragione, altrimenti è evidente che bisogna fare autocritica e dedicarsi ad altro.
La Yamaha ha reso noto che la trattativa con Rossi è partita già a Giugno, dopo il rinnovo con Lorenzo, per il desiderio di combattere ad armi pari con la Honda che qs’anno schiera 2 piloti particolarmente in palla e lei si trova invece con un Spies che non riesce ad andare come Lorenzo e qui si potrebbe fare un paragone con Rossi, com’è possibile che Ben prenda così tanti decimi e non capitalizzi come il suo compagno di squadra con la stessa moto? Mi fermo alla domanda perchè non ho seguito attentamente le sue prestazioni per poter dire qcs.
La caduta all’ingresso del cavatappi ha forse dato il colpo di grazia alla fiducia di Rossi, che di certo oltre alla mancanza di risultati, forse ha anche iniziato a farsi domande sulla sua sicurezza, per andare forte si deve spingere e rischiare, ma ovviamente il rischio può essere preso quando è ragionevolmente previsto e accettato e forse questo con la Ducati, il dottore non riesce a farlo.
Le barriere all'ingresso del cavatappi "accolgono" la moto di Vale
Forse la combinazione di qs fattori con la prospettiva di un programma in 4 anni con l’accompagnamento alla pensione ha portato Rossi a decidere di tornare in Yamaha, con la certezza di poter avere per le mani un mezzo che fa ciò che vuole lui e con il quale dimostrare che non è un pilota da 6° posto, bensì da podio. Come dargli torto?
La proposta di DucAudi prevedeva la ristrutturazione del reparto corse, un nuovo progetto per la moto, ma da buoni tedeschi, coscienti che una situazione così non si risolve in 6 mesi, forse gli hanno prospettato un programma in 2-3 anni per avere una moto competitiva, e forse questo è un tempo troppo lungo per Valentino.
Ora vedremo cosa succederà, sembra evidente che al posto di Rossi arriverà Dovizioso, che vuole una moto ufficiale. I risultati sono dalla sua parte, ma le Honda sono andate ad altri e la Yamaha cui aspirava gliel’ha tolta Valentino. Ma il Dovi guida come Vale, difatti è andato bene con entrambe le giapponesi, cosa riuscirà a fare con Ducati?
Dovi e Rossi in tempi non sospetti...
Io penso che tutto dipenderà da come Audi interverrà nel reparto corse; da grande azienda europea, penso che (a torto) non ribalteranno la situzione, almeno non a breve, si prenderanno i loro mesi (penso da qui a fine anno) per ascoltare, vedere e apprendere e l’anno prossimo faranno le opportune scelte, ed io sono convinto che vinceranno, i tedeschi sono determinati e sanno programmare , ed in uno sport di altisimo livello come il motomondiale non si può più ragionare ed agire da piccole squadre stile artigiani, ma necessariamente da grandi squadre/aziende, organizzate, con processi e sistemi consolidati.
Per qs motivo capisco la voglia di Valentino di dimostrare di essere ancora il migliore, ma non sono d’accordo, perchè non deve dimostrare niente a nessuno, è già entrato nella storia delle corse, ma avrebbe potuto entrare nella leggenda, come colui che avrebbe portato la Ducati a vincere stabilmente, ed invece forse guarda troppo la sua corta di identità che gli dice che ha già 33 anni e non forse non potrà essere al vertice fino a 40, anche se Schummy sulle 4 ruote ha dimostrato che in fatto di velocità e sensibilità non ha nulla da invidiare ai giovani che potrebbero essere tutti suoi figli (a quasi 43 anni ha fatto una pole strepitosa in quel di Montecarlo!!!).
Dovi all'inseguimento di Rossi o della sua Ducati?
Non sono d’accordo perchè oltre ad accettare un ingaggio inferiore a quello di Ducati, pur se è vero che per lui i soldi non sono più un problema, è vero che la cifra dell’ingaggio dichiara quanto uno vale e per poter avere un trattamento pari a quello di Lorenzo, Valentino ha dovuto, difatto, portare uno sponsor (quindi il suo stato è passato da pilota pagato a pilota pagante) e per come la vedo io, qs macchia un po’ il suo blasone, perchè è evidente che Ducati e Audi consideravano Valentino determinante per diventare vincenti, mentre per Yamaha risulterà “un’altro” pilota oltre a quello di punta che è Lorenzo, con cui fare punti per vincere il titolo a squadre e construttori; per cui prevedo due anni molto difficili per Vale, ma siccome più che per le marche io parteggio quasi sempre per gli uomini, spero che Vale batta sonoramente e velocemente un Lorenzo che attualmente è al top della condizione psico-fisico-tecnica.
E se Dovizioso dovesse riuscire ad interpretare meglio di Rossi la Ducati?
E se la DucAudi dovesse riuscire a mettere in pista una moto veloce e vincente l’anno prossimo?
E se Rossi non dovesse risultare così vincente contro Lorenzo?
Con i se non si va da nessuna parte ma gli eventi futuri ci diranno chi ha fatto le scelte migliori.
Vedremo...
Ci risentiamo fra qlc  settimana.

Brizio